città di iram

scrivere è divenire. non divenire scrittore (o poeta), ma divenire, verbo intransitivo. e non quando la scrittura si modula su argomenti o politiche dati, ma quando traccia per se stessa delle linee di evasione. Trinh T. Minh-ha

 

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domenica, ottobre 26, 2003

negli ultimi giorni ho la mente un po' vagante, sofferente e gaudiente al tempo stesso. Tante immagini la occupano. E tentativi di avere immagini, soprattutto sue. Sento che è scivolato via qualche ostacolo, che mi sto liberando di sensazioni spiacevoli legate al passato, sento che qualcosa è ripreso a scorrere. Sento la solitudine, e il bello che c'è in essa. E la volontà che essa termini, per ora, è forte. Vedo spesso la strada che l'insegnante di yoga ha fatto il giorno in cui è morto, la strada che faccio tutti giorni, o che facevo tutti i giorni, perchè ora quella strada è un po' diversa. Cerco di immaginarmi la sua fronte, era corrucciata o distesa? I suoi occhi, che vedo arrossati. Mi immagino che i suoi allievi siano rimasti lì, sdraiati, addormentati, mentre lui usciva e andava alla metropolitana. Mi chiedo in quale punto si sia messo prima di gettarsi. Sicuramente non alla fine del binario, dove il treno è ormai quasi fermo. Forse all'inizio, quando sbuca dal tunnel. Mi chiedo quali siano stati i pensieri della fine, quanti treni siano passati prima che il corpo si sia lanciato. Che forma abbia assunto il suo corpo un istante prima dell'impatto, nello slancio, la sua faccia. Come aveva i capelli? E non mi chiedo altro, e non do risposte.

Ripenso al dialogo avuto l'altra notte. Alla sua bellezza e al forte senso di solitudine che mi ha lasciato. Al sentire la mancanza di una persona, un secondo dopo che se ne è andata. Al volerglielo dire, e al rispettare la distanza e il silenzio che deve esserci. E' molto lucido, anche lui. Ma sa cosa vuole da me? Mi sembra di essere triste, ed effettivamente non lo sono, sto solo riprendendo a carburare. Mi sento più scemo del solito, il che è un bene. Scrivo, finalmente scrivo. E finalmente provo dei sentimenti dopo questi mesi di anestesia autoindotta.


scritto da gsabelli il 18:45 commenti (2) permalink


Il nuovo.. avanza

 

Il soggetto posmoderno esce di casa, sfregandosi le mani, perché sa che tra pochi minuti potrà sfogliare il nuovo catalogo dei premi esselunga. Infatti è il 25 Ottobre, ed è da mesi che aspetta, si fa per dire, questo giorno: il nuovo catalogo che soddisferà ogni suo bisogno, compatibilmente con i punti accumulati sulla sua fidaty card. Il soggetto posmoderno ama tutto ciò che è nuovo; egli chiede, quando incontra i suoi amici, se ci sono novità. Se non ci dovessero essere novità, il soggetto posmoderno proverà un sottile senso di noia. Il soggetto posmoderno è un soggetto accumulatore di novità. Il soggetto posmoderno utilizza, sostituisce, compra, guarda. Il soggetto posmoderno non scambia, non gode, non prende in prestito, non annusa e, soprattutto, il soggetto posmoderno non ascolta. Il soggetto posmoderno si muove in un ambiente di corpi in vetrina, guarda la tv, sceglie i suoi partner. Il soggetto posmoderno sceglie il proprio partner. Egli non si innamora, soppesa pro e contro. Se dovesse innamorarsi, correrebbe in libreria a comprare i frammenti di un discorso amoroso di barthes. Il soggetto posmoderno ama le ricette e le istruzioni. Il soggetto posmoderno ama il nuovo, trasforma il mondo in cui vive nel mondo che lo circonda. Egli cambia font, apre blog, non usa linux. Il soggetto posmoderno non vive le stagioni, è una mente inurbata, è un corpo che resiste. Il nuovo per lui è una categoria fornita di un proprio statuto ontologico, etico ed estetico. Ciò che è nuovo è, è buono ed è bello. Ciò che è vecchio non è quasi già più, se non è quasi più allora non è più neanche tanto buono, figuriamoci se è bello.

 

Il soggetto posmoderno è un soggetto poscoloniale. Egli deve nascondere le malefatte che ha fatto agli altri popoli. Il soggetto posmoderno è maschio, è occidentale, è bianco. Egli ha inventato la categoria del nuovo per nascondere le malefatte che ha commesso nei confronti di altra gente. Il nuovo è buono, la tradizione è cattiva. I popoli arretrati sono tradizionalisti, non apprezzano il nuovo che avanza, essi velano le proprie donne, essi venerano dei che non esistono. Il soggetto posmoderno poscoloniale lascia che il suo nuovo avanzi fino a lì, oltrepassi mari, invada confini, cambi i paesaggi. Il soggetto posmoderno poscoloniale porta il nuovo, quindi egli porta ciò che è, ciò che è bene e ciò che è bello, laddove non esiste niente, niente di buono, niente di bello. Il soggetto posmoderno poscoloniale non ama tanto alcuni stranieri entro i propri confini, non perché siano stranieri, perché gli americani entro i propri confini sono ben accetti, pur essendo stranieri. Non li ama semplicemente perché non sono portatori di nuovo, essi sono sporchi, e ciò che è sporco immancabilmente non può essere nuovo. Il nuovo è pulito, non sporco. Il soggetto posmoderno poscoloniale lava le proprie mele con un apposito detergente, che è nuovo, e che fa risultare le mele nuove. “Se questi stranieri li lavassimo con il detergente per le mele?” si chiede il soggetto posmoderno poscoloniale, ma solo per fare un favore a loro. Uno straniero integrato è uno straniero pulito, che lava i pavimenti della propria casa, che lava la propria moglie e i propri figli, che non fa sesso anale, perché il soggetto posmoderno poscoloniale non ama neanche il sesso anale,e per questo il soggetto posmoderno poscoloniale non solo è maschio, occidentale e bianco, ma è anche eterosessuale. Il sesso anale è sporco, e pertanto è come lo straniero appena arrivato, non è portatore del nuovo.

 

Il soggetto posmoderno poscoloniale è post, e quindi sempre per definizione proiettato in avanti, attento a non cadere, guardando laddove ancora non c’è niente, per gettare le basi di qualcosa di nuovo. Se qualche soggetto pre-moderno, anti-moderno o pre-coloniale arrivasse di fronte al soggetto posmoderno e gli togliesse da sotto lo sguardo il suo giocattolo nuovo, il soggetto posmoderno poscoloniale non avrebbe più di fronte a sé alcun modello cui ispirarsi. Impazzirebbe.


scritto da gsabelli il 16:15 commenti permalink

domenica, ottobre 19, 2003

Rinizio a carburare. Oggi Peter Brook al Piccolo. Grazie a G. Wahrol entro gratis, seconda fila, cuscini. Uno spettacolo di quelli che mi fanno venire le lacrime senza che me ne accorga. La levità di Cechov fatta carne. Che senso ha la vita? - chiede Olga. Perchè, che senso ha la neve che cade? risponde il fantasma di Checov. Piaciuto molto Piccoli, meno lei, un po' mono-faccia. Ho riflettuto sul sentirsi innamorato, sui tempi così diversi che si richiedono oggi all'amore. Sulla piacevolezza dell'uso dell'ironia in amore. Ho provato a riflettere sul rispetto dei tempi altrui, ma questo è un argomento che mi risulta particolarmente ostico. Ho cicatrizzato qualche ferita, tanto che poi, all'uscita, mi sono sentito spalancarmi. Ho incontrato E. all'uscita, e come al solito sensazione di leggero imbarazzo. Ho idea di non cascargli particolarmente a fagiuolo. E lo capisco benissimo.

Perchè mia madre ha un'idea così essenzialista dell'omosessualità? Perchè è convinta che io costituisca un terzo genere? Non sono più maschio, non sono neanche anima di donna in corpo di maschio (epperfortuna). Sono gay. "I gay" di qua, "ho letto la lettera di un gay" di là, "perchè i gay devono esibire il fatto di essere gay?" di giù... La cosa che mi fa più sorridere è quando nomino un amico e lei mi chiede: "è un gay?" tradendo così la sua innocenza. E io non so se assecondare questo suo bisogno di sicurezze (ora che sa che esistono i gay, deve vederli dappertutto, deve riconoscerli) oppure arroccarmi nel mio sentire anti-essenzialista (e risponderle che sì, è uno che scopa con uomini, e che no, non so proprio se è un gay, magari domani potrebbe innamorarsi di una lei, oppure della sua cagnetta mimì...).

Oggi mi sento molto in forma. Dopo il teatro mi sono fatto un bagno caldo.


scritto da gsabelli il 22:59 commenti (3) permalink

sabato, ottobre 18, 2003

sabato di lavoro milanese. fa brutto tempo e si gela. occorre riabituarsi al freddo e al buio. continuo a leggere i dannati della terra. fanon mi ha un po' rotto i coglioni. tutti i libri citano sempre la sua stessa frase, ora capisco perchè. nessuno lo ha davvero letto. o forse lo ha letto sartre che ne fa una bellissima prefazione. io cerco quella frase ma non la trovo. interessanti, molto, sono invece i casi clinici. un uomo algerino che diventa impotente dopo che un francese violenta sua moglie. un torturatore francese che comincia a torturare i suoi figli e sua moglie. un militante nel FLN che, dopo che gli hanno ucciso la madre, uccide la moglie di un colono e comincia a sognare questa donna che gli succhia il sangue.

ho voglia di tornare a casa e di farmi un bagno caldo, ma mi aspetta aut peter brook con michel piccoli aut cinemino. il tutto con madre.

E in più ci si mette quello là che, in una giornata come questa, mi manda i messaggi destinati ad altri...

perchè la mia carne (e il mio spirito) è così debole, john?


scritto da gsabelli il 18:42 commenti permalink

martedì, ottobre 14, 2003
e ho pure voglia di andare a palermo, pensa te!
scritto da gsabelli il 13:02 commenti (3) permalink


che dire... il lavoro va bene, sto scribacchiando qua e là la mia tesi, ora fa freddo e stasera me ne andrò a cena fuori, a pavia...

forse non mi va più di fare solo l'antropologa...


scritto da gsabelli il 13:02 commenti permalink

domenica, ottobre 12, 2003

Domenica di gran sole a Milano. Si sta bene sul terrazzo, a fare colazione, a leggere I dannati della Terra

Temo che questo caldo stia ingannando le piante, che vedo pronte a una nuova fioritura. Sono sbocciate un sacco di rose, si sta preparando anche la clematis. L'insalata è ormai pronta e oggi mi sa che me ne faccio una bella cofana. Le carote... per quelle ci vuole ancora un bel po'!

 

Ieri sera cena con G. Wahrol. Mi ha sorpreso l'estrema lucidità e consapevolezza con cui riesce a parlare di sè. Un po' di invidia. Un po' invece mi spaventa: è bene sapere fino in fondo chi siamo? E' solo una finzione? Essere pronti a stravolgere tutto, a seguire i cambiamenti repentini di una vita: è conciliabile questo con un continuo esercizio di autodefinizione? Per fortuna che è anche un po' scemo.... Abbiamo rinvangato storie passate e presenti, che ci hanno visto insieme e lontani. Fatto il punto della situazione. Parlato di maschi e maschilità, di coppie e di modi di conoscersi. Di saune, di fossa, di droga, di baci e di sesso. Eppoi di filosofi e di cazzate.

Priorità della giornata, rilassarsi, leggere, finire quel maledetto capitolo della tesi, ascoltare musica, fare un po' di sano autoerotismo.

Ecco, che bello!


scritto da gsabelli il 13:02 commenti (2) permalink

sabato, ottobre 11, 2003

... e dopo 3 mesi e un giorno rieccolo a rompere i coglioni...

e ora che scrivo però?

fare un riassunto di questi tre mesi non è carino

per voi.

allora vorrà dire che ripartirò a scriver stronzate dal momento attuale

e, come dice emanuele la russa, nipote dell'onorevole diabolico e allievo della mia ottima scuola di recitazione,

chi mi ama mi segua!


scritto da gsabelli il 19:00 commenti (5) permalink