città di iram

scrivere è divenire. non divenire scrittore (o poeta), ma divenire, verbo intransitivo. e non quando la scrittura si modula su argomenti o politiche dati, ma quando traccia per se stessa delle linee di evasione. Trinh T. Minh-ha

 

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Firma suvvia!

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Lettere per la Città d'Iram


Il fantastico mondo degli illuminati...

In questo periodo leggo

Tahar Ben Jelloun, Moha il folle, Moha il saggio

Stephen Murray e Will Roscoe, Islamic Homosexualities

Jarrod Hayes, Queer Nations - Marginal sexualities in the Maghreb

Rosi Braidotti, Soggetto nomade

Rachid Boudjedra, La lumaca testarda

David Gilmore, La genesi del maschile

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George Winston - December

Ryuichi Sakamoto - giapponauta!

Norah Jones - Don't know why

Sakamoto e Morelenbaum - O grande amor

Eva Cassidy - Somewhere over the rainbow


 
sabato, gennaio 31, 2004

Istinto paterno

 

Stavo sfrecciando a due all’ora, tramortito dal sonno, in piazza Duse. Ascolto un papà e un bambino andare ai giardinetti di via Palestro. Quante volte l’ho fatto anch’io? Lui, il papà, su una bicicletta grande. Lui, il bambino, su una mini bici, ma già senza rotelle. Bravo, questo bambino. Scatta il verde, il padre e il bambino partono, parto anch’io, sto andando in ufficio. E inizio a mettere insieme frammenti. Un pranzo con mio padre, 26 dicembre 2003. Un evento recente. In cui sento la sua voglia di avere un nipotino da me. Non parliamo della possibilità effettiva che questo accada. Parliamo della sua voglia di averne uno, si dice disponibile ad aiutarmi, a sostenermi. E’ una disponibilità totale, la sua. E’ l’unica cosa che si può dare a un figlio. Sarebbe buffo crescere mio figlio insieme a mio padre, mi viene da pensare. Sarebbe molto bello. Mi chiedo cosa potrei trasmettere a mio figlio. Non mi ritengo pronto, ma ne ho una grande voglia, allo stesso tempo. Mi piacerebbe crescere un figlio, o più figli, insieme a una persona.

 

Ci sono delle domande che mi pongo quando incontro altri uomini che mi sconfinferano. "Sarebbe un buon compagno di viaggio?" Non intendo viaggio come metafora della vita e del cammino, pa-pa-pa… Quello va da sé. Intendo viaggio come viaggio, prendere e partire, scoprire cose luoghi persone insieme. Un viaggio è concreto.

 

E poi mi chiedo: sarebbe un buon padre? Potrebbe giocare con un bambino? Potrebbe giocare come un bambino? E’ in grado di mettersi a totale disposizione di qualcun altro? Non capisco quanto sia giusto pormi queste domande, così lontane da qualsiasi possibilità reale – in questo preciso momento della mia vita. Ma è innegabilmente più forte di me.

 

Nella mia vita ho incontrato una sola persona con cui, col senno di poi, posso dire che mi sarebbe piaciuto crescere un figlio. Non ero pronto per lui. Lui era, come dire, dieci passi avanti. Io ero molto giovane e lui, nonostante avesse quasi 10 anni più di me, era ancora più giovane di me. Si metteva spesso l’indice nello spazio tra le due sopracciglia, bionde. Premeva leggermente e mi fissava da lontano. Con occhi blu blu blu. Aveva una finestra in camera da letto che ci portava sul tetto del suo palazzo. Seduti sulle tegole guardavamo il mare vicino e gli altri tetti della città. In via della Libertà, se non ricordo male.

 

E insomma adesso son qua a chiedermi se riuscirò mai a diventare padre. E questa domanda mi porta immediatamente molto lontano da qua. Molto lontano dall’Italia, paese dolce e dannato. Mi chiedo cosa aspetto. Se è giusto aspettare, aspettare di crescere ancora, se posso trovare qua la persona che cerco, o se qua sono tutti preoccupati da altro, concentrati nel trovare soluzione ad altri tipi di domande.

 

Poi, alla fin fine, le cose vengon da sè e le relazioni si costruiscono anche con la fantasia e l'immaginazione.

Qui un articolo del bel Lorenzo Bernini. Ciao.


scritto da gsabelli il 11:38 commenti (7) permalink


uahhhh!! grazie a macubu ho scoperto di aver visitato l'11% del globo terracqueo, equivalente a 26 nazioni. Si, ma anche solo se ne ho visto la capitale. Il paese diventa tutto rosso. In tutto questo c'è un grande assente, il Mali, ma mi rifarò, e accenderò anche quella casella. E' la mia risposta definitiva.


scritto da gsabelli il 10:43 commenti (5) permalink

venerdì, gennaio 30, 2004

Abbiocco a teatro

Aspettando Godot. In compenso, per la prima volta nella mia breve carriera di ciclista milanese, ho fatto un tragitto molto lungo (dal teatro Litta a casa mia che, per chi non si ricordasse dov'è, è a Città Studi) senza staccare mai i piedi dai pedali. A mezzanotte di un giorno feriale qualsiasi, Milano era deserta. Tutti a nanna, a ricaricarsi le batterie. E i semafori sembravano seguissero questo losco figuro in cappottone nero con la cintura svolazzante e berretta bianca, diventando gialli proprio quando lui aveva bisogno che diventassero gialli.

E ora un breve dialogo tra siòr marcan vladimir e cittàd'iram estragon al termine dello spettacolo, ancora seduti sui morbidi seggiolini rossi:

Cd'I E: Andiamo via?

SM V: Non possiamo

Cd'I E: Perchè?

SM V: Perchè aspettiamo Godot

Cd'I E: E se non viene?

SM V: Chi?

Cd'I E: Godot

SM V: verrà domani

Cd'I E: andiamo via?

SM V: non possiamo

Cd'I E: perchè?

SM V: zzzzzz

Il siòr Marcàn sta ora dormendo sul simpatico seggiolino rosso del teatro Litta. Buona notte siòr Marcan.


scritto da gsabelli il 00:40 commenti (2) permalink

mercoledì, gennaio 28, 2004

Sono amica di mia madre

Mia madre chiama dal Sudafrica, la sua ennesima vacanza. Da quando ha sposato un armatore genovese e si è ritirata dal lavoro si è trasformata in Liz Taylor. Se le chiedo cosa va a fare in Sudafrica, Cina, Brasile o ovunque lei vada, mi risponde, stizzita: "In vacanza, no?!?!"

Risponde Alessandra, la mia compagna di casa.

M: Pronto ciao Alessandra sono Franca. C'è Giovanna?

A: Giovanni, si chiama Giovanni. Te lo passo. [mia madre comincia a ridere]

M: [sghignazza]

G: Pronto, ciao ma'...

M: [risata]

G: Che c'hai? Tutto bene? ma stai ridendo?

M: [non riesce a trattenersi, esplode in una risata fragorosa]

G: Perchè ridi???

M: [continuando a ridere] Ciao GiovannA come stai? Fa freddo a Milano?

Io ora mi chiedo: ci sono tanti genitori che non parlano più ai propri figli dopo la "rivelazione", tanti genitori con cui il rapporto si incrina irrimediabilmente, tanti genitori con cui non è più come una volta. I miei, invece, uno me lo viene a dire lui, che sono omosessuale, l'altra diventa la paladina del movimento di liberazione glbt, mi presenta alle amiche come il suo figlio gay, e mi inizia a chiamare al femminile?? Ma siamo matti??? Siamo in Italia, il machismo, l'intolleranza, you know?!?, non siamo mica in un romanzo di Leavitt!!!


scritto da gsabelli il 20:13 commenti (17) permalink


Amiche della bilancia...

Leggendo l'impronta della sua mano al Teatro cinese di Grauman, Beth Davis ha fatto un ritratto efficace dell'attore-politico Arnold Schwarzenegger: "È uno strano miscuglio di orsetto di pelouches ed energia guerriera", ha sentenziato. In questo momento, Bilancia, vedo una miscela simile nella tua psiche.

Hai la forza di fare sentire che ami qualcuno anche mentre esprimi la tua fiera intenzione di voler costruire il mondo a modo tuo. Sei una combinazione imbattibile di tenerezza e dinamo.




scritto da gsabelli il 12:22 commenti (5) permalink


No macumba più

Dopo un eccitante aperitivo in una dark room di piola con tanto di bicchiere di birra gigante-deforme (grande quanto un nano di jorma) gentilmente concessomi dal siòr marcàn, dopo un allenamento al gioco della palla in cui finalmente ho combinato qualcosa di buono, per me stesso e per la comunità, dopo la sorpresa di ricevere una mail tanto gradita, e dopo l'ancor più grande sorpresa di ricevere la mail settimanale di Vanderbilt, questa volta intitolata "Il virus dei polli? E' un attimo" (che ora mi stampo e mi porto a letto come lettura della buona notte) posso dire che la macumba non c'è più. Svanita. Scomparsa. Kaputt.

E se mi indovinate chi ha scattato la foto qui a sinistra, vi faccio dare un bacio da tutta la squadra di pallavvolo (non vale sbirciare il link, però).


scritto da gsabelli il 00:45 commenti (6) permalink

martedì, gennaio 27, 2004

Macumba incombe

 

Lavoro in un bell’ufficio di 30 mq nel centro di Milano. Ha una forma indefinibile. Un bimbo delle elementari lo definirebbe un poligono irregolare. Credo che abbia cinque lati, o sei. Una parete è interamente occupata da finestre, che poi continuano e vanno sul soffitto, che ha una forma ancora più indefinibile. Una parete è interamente occupata da un mosaico di specchi ikea, quelli quadrati. Una parete non è perforabile e vi pende qualche catenella con attaccati avvisi, bacheche o poster. Ci sono due grandi poster dei Commitments e di Lezioni di Piano. Una parete, quella dietro di me, è occupata da una libreria. Abbiamo 2 pc e un portatile mac, un televisore, due videoregistratori, 4 telefoni, un cassone pieno di fari da teatro, tre scrivanie e due divani. In più ci sono due grandi sale vuote. Spesso mi trovo solo in questo ufficio. Ho ampi margini di libertà, e grandi responsabilità. Nel momento in cui sono entrato come terzo socio, avevo la sensazione che qualcosa sarebbe cambiato. Effettivamente qualcosa è cambiato, ho molte più responsabilità. Mi manca qualcuno che, effettivamente, lavori con me, faccia il tipo di cose che faccio io, per avere qualcuno con cui confrontarmi, per raddoppiare lo sforzo e, forse mi illudo, i risultati. Invece mi ritrovo in pomeriggi come questi che scappo e vengo a casa. E manderei tutto a puttane. E scrivo e mi arrovello sul senso di quello che sto facendo. Mi piacerebbe ogni tanto lavorare in un grande gruppo, dove ognuno ha qualche piccola cosa da fare, da fare bene e in profondità, concorrendo così a un risultato più grande. Invece, nonostante l’assunzione di una segretaria, mi ritrovo a fare sempre le stesse cose, senza capire se le faccio bene o male. Mi ritrovo ad avere il controllo di tutto, tutti fanno domande e chiedono che fare e nessuno si occupa di niente. Quando senza limiti ci faceva da ufficio stampa, mi sentivo in compagnia di una persona autonoma che aveva voglia di lavorare, e mi dava molta soddisfazione occuparmi delle mie cose mentre lui si occupava delle sue. Nello stesso luogo. C’era l’idea di una squadra (perdonate l’americanismo), o forse c’era l’idea della coppia che fa lo stesso lavoro, che mi piaceva. Sembrava ci fosse più interesse nel creare qualcosa. Bah. Qualcuno mi tolga la macumba che mi ha preso ‘sto pomeriggio…


scritto da gsabelli il 16:58 commenti (15) permalink

lunedì, gennaio 26, 2004

(apprendo la notizia da fabio e volentieri divulgo)

Cardinale, lei è invidiosa.

 

Il neo-investito cardinale belga Gustav Joos ha 80 anni (va per gli 81 veramente), ma brilla per freschezza e modernità. Infatti si è fatto portavoce di una nuova teoria sull’omosessualità, basata su argomentazioni scientifiche, e arricchita da profonde riflessioni filosofiche sul queer.

 

Joos sostiene che tra gli omosessuali, il 90-95 % delle persone non sia “veramente” omosessuale, bensì “pervertite”. Solo il 5-10% della popolazione sedicente omosessuale, infatti, lo sarebbe a pieno titolo. Diciamo meglio, solo un esigua parte di chi afferma di essere omosessuale, è cula fin nel midollo. Gli altri fingono, pervertono il loro desiderio, ai fini di…

 

Non ci è dato sapere.

 

“I veri omosessuali non vanno in strada in abiti coloratissimi. Quelle sono persone che hanno un problema serio e devono conviverci”. Abiti coloratissimi… ma vediamo come va vestita sua santità il cardinale Joos… Abiti rossi sgargianti, degni del migliore Muppet Show Game Party. Collanine, occhialoni “mondaini”, come direbbe Vanderbilt. E non sorride solo per non far vedere la piccola doppia “e” d’oro, iniziale di “exotic and erotic”, incastonata sull’incisivo sinistro.

Guardiamo invece la sobrietà di un omosessuale ripreso casualmente in strada. Sandaletti francescani, maglietta nera e copricapo nero (a proposito, quel pervertito sulla destra nella foto sono io).

Il cardinale ci scade un po’ nel suo ostinato affermare la solita ratzingeriana teoria secondo cui “La Chiesa... respinge l'omosessualità, non l'omosessuale”. Ma, si sa, le avanguardie sono, come ci ricorda il sociologo Vasilij Kandinskij, la punta di un triangolo che avanza e che si deve trascinare dietro la propria base, incolta, incredula e recalcitrante di fronte alla modernità che avanza. S’ha da veni’ al compromesso.

 

Capiamolo…

 

Ad ogni modo il cardinale Joos si aspetta che noi tutti, millantatori della tanto ricercata omosessualità dura e pura, andiamo a bussare alla sua porta. Lui sarà pronto ad accoglierci. Dice infatti: “Non m'importa se verranno tutti a protestare alla mia porta. Non la aprirò”.

 

Suvvia cardinale, apra questo portone. Faccia entrare anche noi nel suo austero guardaroba!


scritto da gsabelli il 11:59 commenti (9) permalink

domenica, gennaio 25, 2004

Signorine dabbene

Oggi ho giocato a fare la signorina dabbene con una mia ex-compagna del liceo cui, non so nè come nè, soprattutto, perchè, è venuto in mente di chiamarmi per sapere come stavo. Mezz'ora buona di domande, risposte, domande, risposte. Cordiali salamelecchi e promesse di rivedersi, prima o poi. Racconti di ciò che è successo negli ultimi 10 anni a noi e alla nostra famiglia. Sono il solito orso di sempre, ma ho finto di essere una signorina dabbene.


scritto da gsabelli il 19:24 commenti permalink


Le braccia di Leon CinoMemorie di ieri sera - Comitato Gino tour si raduna per deliberare

Dunque facciamo mente locale. Innanzitutto ho ricevuto indietro la mia cintura del cappotto dimenticata sotto il sedere di un famoso blogger nella macchina di una giovane coppia che ha avuto per questo non pochi problemi ("ma insomma, devi proprio farle spogliare in macchina?"). Poi ottima raclette con un sacco di cosine buone e appetitose.

Si è parlato a lungo e a fondo delle braccia iperestese di Leon Cino, che a noi francamente fanno un po' schifo, nè?

Si è giocato al gioco dei film e abbiamo stravinto. Noi ragazze contro tutti questi qua.

Si è infine deliberato sul logo Gino. Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi del medesimo.


scritto da gsabelli il 15:53 commenti (18) permalink


Ti sfido!

 

Andare a teatro spesso significa assistere a autcelebrazioni da parte di attori egocentrici e narcisi. Un modo di recitare costantemente sopra le righe, audaci sperimentazioni linguistiche, inutili affanni, emozioni ridondanti e nauseanti, espressioni del volto e del corpo che “commentano” quello che accade, non lo vivono. Questo è il teatro che non mi piace, perché quando esco dalla sala non mi sono sentito entrare nella scena, nella storia, nella commedia o nel dramma. Gli attori mi hanno volutamente tenuto lontano.

 

In questi tre giorni ho assistito alle prove di passaggio di livello della scuola presente nella mia associazione. Prove di lettura, per chi studia recitazione, e prove di improvvisazione, per chi studia teatro-danza. E lì ho visto il teatro che mi piace. E’ come se fossi andato a teatro per quattro giorni di fila. Mi sono perso tra le strade della Parigi di Victor Hugo; ho scoperto, grazie ai colori che scompaiono della voce di Roberta, che esistono gli emofanta, i fantasmi di chi ancora non conosciamo, perché noi siamo amputati degli esseri amici che non abbiamo ancora incontrato (da Una perfetta giornata perfetta di Martin Page); ho riletto Linea d’Ombra; e un sacco di volte cappuccetto rosso, e ogni volta vedevo una bambina diversa, a volte bionda, a volte vedevo le sue lentiggini, a volte invece vedevo solo che si chinava a raccogliere i fiori e faceva un po’ la scemetta. Ho ascoltato alcune pagine tratte dall’Elogio della sculacciata, di Jacques Serguine, lette da Mario, che sembrava avere un culo di fronte a sé, mentre leggeva. E poi Io non ho paura, La coscienza di Zeno, il Giulio Cesare - ho ascoltato le parole di Marcantonio seppellire il suo amico Cesare - Storie di ordinaria follia, il Blues di Bay City, Narciso e Boccadoro, i Racconti d’amore di Maupassant, Arancia Meccanica e Martin Luther King. Un sacco di cose. E in tutte queste, o quasi, la voce vibrante, una grande umiltà, la paura e l’emozione, cedevano la scena alla storia che veniva raccontata. Le persone di fronte a me spesso scomparivano dietro il leggio e vedevo solo quello che stavano raccontando. Come quando Giulia ha descritto, con le parole di Huysmans, il quadro Salomè, di Moreau. Da pelle d’oca. Era lì, solo per noi e per i suoi compagni. La rappresentazione unica di un frammento di vita di una persona. Eva, di Acapulco, ha letto Lamento per Ignacio Sanchez Mejia di Federigo Garcia Lorca, e a un certo punto mi sono reso conto che la sua voce stava scendendo vertiginosamente, e non in modo forzato, voluto. La sua voce veniva trascinata giù da qualcosa, e ho capito che la sua voce stava andando a ripescare dal profondo la morte di Ignacio, l’ha ripescata per cantarla, l’ha ripescata per renderla concreta, per offrirla al suo uditorio.

 

Queste persone non hanno fatto un miracolo, erano semplicemente presenti di fronte ad altre persone. Queste persone, se continueranno a studiare, avranno sempre più difficoltà a rivivere situazioni di questo tipo, impareranno tecniche, impareranno testi a memoria, e tutto questo tenderà a formare come una crosta attorno a loro. La loro bravura emergerà se, una volta imparate tutte queste cose, riusciranno a dimenticarsele, per ritornare a uno stato di – anche solo apparente -“verginità”. Se riusciranno a capire che il teatro è un luogo dove si rivela qualcosa di vivo. Dove loro devono prima mettersi a nudo e poi rivestirsi, e sentire ogni vestito come aderisce alla loro pelle, come si adatta alle pieghe e curve del loro corpo, come limita o favorisce i movimenti, cosa nasconde, e cosa rivela.

 

Lamento per Ignacio Sanchez Mejia

di Federigo Garcia Lorca

 

 

1

 

LA RACCOLTA E LA MORTE

 

Alle cinque della sera.
Eran le cinque in punto della sera.
Un bambino portò il lenzuolo bianco
alle cinque della sera.
Una sporta di calce già pronta
alle cinque della sera.
Il resto era morte e solo morte
alle cinque della sera.

Il vento portò via i cotoni
alle cinque della sera.
E l'ossido seminò cristallo e nichel
alle cinque della sera.
Già combatton la colomba e il leopardo
alle cinque della sera.
E una coscia con un corno desolato
alle cinque della sera.
Cominciarono i suoni di bordone
alle cinque della sera.
Le campane d'arsenico e il fumo
alle cinque della sera.
Negli angoli gruppi di silenzio
alle cinque della sera.
Solo il toro ha il cuore in alto!
alle cinque della sera.
Quando venne il sudore di neve
alle cinque della sera,
quando l'arena si coperse di iodio
alle cinque della sera,
la morte pose le uova nella ferita
alle cinque della sera.
Alle cinque della sera.
Alle cinque in punto della sera.

Una bara con ruote è il letto
alle cinque della sera.
Ossa e flauti suonano nelle sue orecchie
alle cinque della sera.
Il toro già mugghiava dalla fronte
alle cinque della sera.
La stanza s'iridava d'agonia
alle cinque della sera.
Da lontano già viene la cancrena
alle cinque della sera.
Tromba di giglio per i verdi inguini
alle cinque della sera.
Le ferite bruciavan come soli
alle cinque della sera.
E la folla rompeva le finestre
alle cinque della sera.
Alle cinque della sera.

Ah, che terribili cinque della sera!
Eran le cinque a tutti gli orologi!
Eran le cinque in ombra della sera!

 

 

2


IL SANGUE VERSATO

 

Non voglio vederlo!

Di' alla luna che venga,
ch'io non voglio vedere il sangue
d'Ignazio sopra l'arena.

Non voglio vederlo!

La luna spalancata.
Cavallo di quiete nubi,
e l'arena grigia del sonno
con salici sullo steccato.
Non voglio vederlo!
Il mio ricordo si brucia.
Ditelo ai gelsomini
con il loro piccolo bianco!

Non voglio vederlo!
La vacca del vecchio mondo
passava la sua triste lingua
sopra un muso di sangue
sparso sopra l'arena,
e i tori di Guisando,
quasi morte e quasi pietra,
muggirono come due secoli
stanchi di batter la terra.
No.
Non voglio vederlo!

Sui gradini salì Ignazio
con tutta la sua morte addosso.
Cercava l'alba,
ma l'alba non era.
Cerca il suo dritto profilo,
e il sogno lo disorienta.
Cercava il suo bel corpo
e trovò il suo sangue aperto.
Non ditemi di vederlo!
Non voglio sentir lo zampillo
ogni volta con meno forza:
questo getto che illumina
le gradinate e si rovescia
sopra il velluto e il cuoio
della folla assetata.
Chi mi grida d'affacciarmi?
Non ditemi di vederlo!

Non si chiusero i suoi occhi
quando vide le corna vicino,
ma le madri terribili
alzarono la testa.
E dagli allevamenti
venne un vento di voci segrete
che gridavano ai tori celesti,
mandriani di pallida nebbia.
Non ci fu principe di Siviglia
da poterglisi paragonare,
né spada come la sua spada
né cuore così vero.
Come un fiume di leoni
la sua forza meravigliosa,
e come un torso di marmo
la sua armoniosa prudenza.
Aria di Roma andalusa
gli profumava la testa
dove il suo riso era un nardo
di sale e d'intelligenza.
Che gran torero nell'arena!
Che buon montanaro sulle montagne!
Così delicato con con le spighe!
Così duro con gli speroni!
Così tenero con la rugiada!
Così abbagliante nella fiera!
Così tremendo con le ultime
banderillas di tenebra!

Ma ormai dorme senza fine.
Ormai i muschi e le erbe
aprono con dita sicure
il fiore del suo teschio.
E già viene cantando il suo sangue:
cantando per maremme e praterie,
sdrucciolando sulle corna intirizzite,
vacillando senz'anima nella nebbia,
inciampando in mille zoccoli
come una lunga, scura, triste lingua,
per formare una pozza d'agonia
vicino al Guadalquivir delle stelle.
Oh, bianco muro di Spagna!
Oh, nero toro di pena!
Oh, sangue forte d'Ignazio!
Oh, usignolo delle sue vene!
No.
Non voglio vederlo!
Non v'è calice che lo contenga,
non rondini che se lo bevano,
non v'è brina di luce che lo ghiacci,
né canto né diluvio di gigli,
non v'è cristallo che lo copra d'argento.
No.
Io non voglio vederlo!!














































































































































scritto da gsabelli il 15:28 commenti permalink

giovedì, gennaio 22, 2004

Aspè, aspè, che forse ce la faccio anch'io (è già tanto aver capito che è un software che fa tutto questo e non sono io che rifaccio la pagina da solo..).

Tiè. Sballiamo.

[naturalmente, grazie macubu!]


scritto da gsabelli il 12:11 commenti (7) permalink

mercoledì, gennaio 21, 2004

Anatomia del vivere quotidiano

ieri sera ho scoperto che c'è un muscoletto nella coscia sinistra che si chiama crampo.

Anatomia comparata

Ho scovato un capello bianco. Sarà una vibrissa.

Anatomia della negazione

Perchè dire: "Oggi sono un po' demotivato" quando puoi dire, con un sorriso sulle labbra: "Oggi sono motivato a non fare un cazzo!"


scritto da gsabelli il 10:54 commenti (6) permalink

martedì, gennaio 20, 2004

Fetish sms

Ci sono due sms nel mio cellulare. Quegli sms-feticcio che taluni di noi tengono gelosamente in memoria. Ebbene, oggi ho deciso di cancellarne uno. Scritto da una persona che probabilmente non avrò più occasione di incontrare. Poichè le occasioni si creano, e nessuno dei due più lo desidera o sente di poterlo desiderare. L'ho cancellato perchè mi ha rotto i coglioni, con quel suo tono melenso, zuccheroso, ammiccante e dall'odore prefabbricato. Non è qualcosa che mi piacerebbe sentirmi dire, ora. Perchè è qualcosa che sto vivendo e che, come tutte le cose concrete, è meno poetico di come lui l'ha dipinto. Meno poetico e più bello, coinvolgente, sanguigno. Mi diverte, persino. E' la mia vita di ora.

L'altro sms feticcio mi è stato scritto due anni fa da uno pseudo attore famoso. E' un augurio di "light. health. love. peace. inspiration. food". Mi è stato scritto il 24 dicembre 2002. Una linea di tendenza, un'utopia o un sogno. Mi piace. E poi lo tengo perchè lui è stato il primo attore maschio nel cinema a comparire nudo sullo schermo. Era il lontano 1970. (ho seminato qualche indizio per gli auuordati del cinema, chè sennò non si divertono..)


scritto da gsabelli il 13:49 commenti (5) permalink


DentiTony Caruso, chiropratico

Riassunto delle puntate precedenti: incidente su materassi elastici per lavoro di videodanza (sic!), infortunio, dolore sempre vivo, chiropratico. Quella da cui andavo prima si è trasferita ad Abbiategrasso, mi propinano Tony Caruso. Accetto (immagino: uomo basso, grasso, pelosetto, mani grassocce e pavento 120 chili sulle mie vertebre dorsali). Mi si presenta: 35enne alto, fustacchione, newyorkese, belle mani, delicate e vigorose allo stesso tempo. Bava alla bocca (mia, naturally).

Tony Caruso, chiropratico - Il Momento del Dialogo

Finalmente rompo il ghiaccio e ci parlo.

G: Allora come sono andate le tue vacanze?

TC: O bene, sono tornato a New York. Tu dove sei andato?

G: In Toscana da un'amica. Ma senti un po', perchè un Newyorkese viene a vivere a Milano?

TC: Sono venuto qualche anno fa, volevo starci un anno e mezzo, imparare l'italiano e poi tornarmene a casa...

G: E...

TC: E poi ho trovato la ragazza e ho deciso di rimanere qua.

Fine della seconda puntata, fine della serie. E grazie per averci seguito.


scritto da gsabelli il 11:17 commenti (4) permalink


Mattinate di metà gennaio

appena sveglioIl mio primo compagno della giornata è un vigoroso maldischiena, che mi sveglia verso le 6.30 - 7.00. Da quando mi sono fatto male alla schiena, il chiropratico Tony Caruso mi ha terrorizzato pronosticandomi gobbe, cifosi, lordosi e scoliosi premature se non avessi immediatamente cambiato posizione nel sonno (dormivo naturalmente a pancia in giù). Ora naturalmente dormo solo a pancia in su, e la mia schiena è entrata in una simpatica fase di metamorfosi. Sta lentamente diminuendo l'ampiezza delle sue curve. Questo porta scompensi e riaggiustamenti a livello muscolare, porca puttana. E dolori. Quindi dicevo, alle 7.00 mi sveglio dal dolore e mi giro su un lato, rannicchiato, poichè questo me l'ha permesso il dottor Tony. Dopo mezz'ora diventa intollerabile anche questa posizione, mi risveglio e sono costretto a girarmi sull'altro fianco. Arrivano le 8.00, 8.15 e suona la sveglia. Pi-pì, Pi-pì, Pi-pì... (ma perchè non ho messo la sveglia con la radio, sintonizzata su Lifegate, con quel suo rock melenso, quella new age rigenerante, quel tribale catatonico che ti tira subito su?)

Mi alzo, scrollandomi un po', stirandomi la schiena urlante. E scendo a fare colazione. Se Alessandra l'ha già fatta, le tengo il muso per tutta la mattina (che è questo solipsismo, questo isolazionismo?). Altrimenti chiacchieriamo amabilmente con le gambe incrociate strette mentre imburriamo la nostra fettina di pane sorseggiando spremuta d'arancia e riveliamo l'un l'altra come fosse un segreto i nostri piani per la giornata.

Poi devo scappare in bagno, ma questo non interesserà a nessuno.

Controllo della posta ricevuta nella notte. Controllo bloggifero, qualche commento qua e là, ove occorra. Il minimo necessario, poichè la mattina sono sempre un po' lento di comprendonio (più di come sono il resto del giorno, già già, potrà sembrare strano a qualcuno di voi, ma sappiate che è così) e potrei fare delle gaffes.

Esco, inforco Caprice e mi dirigo a 10 all'ora verso l'ufficio, dove approdo dopo mezz'ora circa. Ufficio: appendo il cappotto all'appendino, tiro giù le veneziane di carta, accendo il pc e scarico la posta. Rispondo solo ed esclusivamente alle cose urgenti. Poi blog, naturalmente. I commenti si fanno più corposi. Magari scrivo qualcosa sul mio. Se qualcuno telefona gli faccio affettuosamente capire che sono impegnato. Poi pausa lavoro. Breve, perchè sicuramente poi mi balena alla mente qualcos'altro da scrivere o qualche post da commentare. Così fino alle 14.00. Pausa pranzo. Ad abboffarmi di focaccine.

Il pomeriggio devo rimediare a tutto quello che non ho fatto la mattina.


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domenica, gennaio 18, 2004

Howard Dean

In faccia son spuntati 5 brufoli. Sono emersi col taglio della barba. Saranno il frutto di imprudenti mangiate di cioccolata o di impunite incursioni nel mascarpone? Non so, forse entrambi. Quel che si può evincere da tutto questo è l'alto valore cosmetico del pelo sulla faccia.

PRiMADoPo, coi permalinkPrima, dopo (coi permalink), un ausilio didattico

Ma bando alla ciance, volevo scrivere qualcosa di Howard Dean.

profilo destroEccolo qua. Può questo essere il volto del prossimo presidente degli Stati Uniti?

Guardiamolo meglio..

 

 

Che ne dite?profilo centroprofilo fronte

Io dico di si.

Chi è Howard Dean? Howard Dean ha un blog, innanzitutto. E questo ci piace. Ha anche un sito, ma chi non ha un sito oggigiorno? Howard Dean è dell'ala democratica dei democratici, insomma, è quasi un social-democratico, anche se non si può parlare di socialdemocrazia in un paese come gli Stati Uniti.

Un'altra cosa ci piace molto di lui: Howard Dean è il governatore del Vermont, e il Vermont è il primo stato degli Stati Uniti d'America ad aver approvato le unioni civili tra coppie omosessuali. Ed è stato proprio Dean ad aver approvato questo provvedimento, nel 2000.

Howard Dean è un medico e sta concorrendo per essere il candidato dei Democratici nelle prossime elezioni presidenziali. La Convention che prenderà questa decisione si terrà dal 26 al 29 Luglio 2004.

Internet è stato, fino ad adesso, un importante strumento politico per lui. A differenza di George W. Bush, che ha raccolto i soldi per la propria campagna da grandi finanziatori, Dean ha raccolto 7,6 milioni di dollari (il 20% dei finanziamenti per la campagna elettorale), da piccoli donatori online, in soli tre mesi.

Dean sta cavalcando l'onda del malcontento successivo alla guerra in Iraq. Si è sempre distinto per la sua posizione anti-belligerante, e si è allontanato anche dalla corrente principale dei democratici, che ha invece appoggiato l'invasione dell'Iraq.

Qui c'è qualcosa di interessante su di lui. Scritto dai suoi avversari. Che lo definiscono ultra-liberale, che temono la sua politica di unioni civili, che non sopporterebbero di vedere re-introdotto un sistema socio-sanitario pubblico, che sono terrorizzati dal fatto che potrebbe porre restrizioni alle attuali leggi anti-aborto.

Non so, non so... per ora ci piace questo Dean. Se non dovesse essere eletto, potremmo sempre chiedergli di diventare nostro consigliere nell'amministrazione della città. Che ne pensate?

(molte delle informazioni di questo post, e molte altre ancora, tranne naturalmente quelle sui brufoli e il mascarpone, le potete trovare sul numero 522 - 16/22 gennaio 2004 - di Internazionale)


scritto da gsabelli il 12:24 commenti (6) permalink


mea culpa mea culpa mea maxima culpa

vabbè ecco è inutile che infieriate (oribbile 'sto congiuntivo). I fratelli dalton non sono i gemelli derrick. E' che si fa confusione: l'ispettore, i gemelli, lucky luke, bud spencer e terence hill...

I gemelli derrick sono quelli della catapulta infernale. E hanno i denti di un castoro. Potrebbero costruirci una diga.

Ecco cosa dice il sito di loro (inutile che lo linchi, tanto chissenefrega).

I gemelli Jason e James Derrick giocano nella Hot Dog e sono famosi per le loro incredibili tecniche acrobatiche come il tiro triangolare dove James utilizza il palo della porta come trampolino e si lancia in alto per ripassare di testa la palla al fratello Jason che poi batte in rete. Il tiro più famoso è comunque la catapulta infernale nel quale Jason scivola a terra sulla schiena ed il fratello James salta sui suoi piedi lanciandosi in alto per colpire il pallone. Esiste anche una variante della "catapulta" nella quale James invece di saltare in alto salta in basso ma in lungo.
Da notare che i Derrick nel terzo campionato oltre alla catapulta infernale utilizzano anche il tiro incrociato, la stessa tecnica usata da Holly e Tom nel primo campionato per segnare la prima rete a Warner.

Ecco, noi attenti lettori notiamo tutto questo. E Warner che dice?

Stasera cena col baventoroso e barbara che sistema le frange dei tappeti (maniaca compulsiva), la micola, siòr marcàn, che mi ha messo il permalink ai capelli e chissà come mi sveglio domattina, ilaria la tosca, silvia nuotatrice e il mucciarello lasciato dal fiansè che, per non fare nomi e cognomi ma solo per dare riferimenti precisi, è quello della libreria U*op*A di Milano. Mondo pettegolo!

Troppi bagordi da 'ste parti...

Si mangiano biscotti fatti in casa, con crema di mascarpone, pandoro, tacchi alti e risotto alla salsiccia e radicchio, il tutto innaffiato da cannonau e vin santo...




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sabato, gennaio 17, 2004

Gino e i suoi fratelli

Non so se per i fumi dell'alcool o cosa, ma stasera ho avuto un miraggio. Siòr Gino mi è cascato sui Denti, quelli di Sergio Rubini e di Gabriele Salvatores. La cena di Auro è stata bruscamente interrotta da questa rivelazione: "Denti?? - dice lui - non l'ho visto mica...". Crolla un mito, si erge un Gino. E attorno a lui, i suoi fratelli.

Sono arrivato in estremo ritardo, sbronzo, e Isotta se n'è accorta e ha iniziato a non sprecare occasione per mordermi. Poi, una volta alzatomi dal divano, è venuta al mio posto, che poi è il suo, e ci ha vomitato sopra. Cosa avrà voluto significare questo nell'oscuro linguaggio della cana?

Ho provato la fonduta di cioccolato col pomodoro. E se qualcuno non l'avesse fermato, anche lui l'avrebbe provata, e avrebbe scoperto quanto è buona.

Ho scoperto che posso provare fastidio nell'apprendere che c'è chi sa di me cose che voi essere umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. Caro macubu, per me è tempo di morire.

Ah, e poi ho conosciuto macubu. Alb... Umberto. E ho scoperto che lui è molto diverso da come sembra in foto. E che sa tante cose di me...


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venerdì, gennaio 16, 2004

Reduce dal Gate Volley

Mani, dita e braccine gonfie. Capillari degli avambracci che gridano. Doloranti. Ginocchia sbucciate. Quadricipiti (se di quadricipiti si può parlare, ma sì parliamone!) che fanno sgnic sgnac! Avrei bisogno di un massaggiatore, siòr marquant.

Per due ore mi sono divertito come una scema. Abbiamo corso, murato, schiacciato, palleggiato, battuto, giocato, riso. E' la prima volta che pratico dello sport in una squadra gay. Sono stato accolto da tanti giovani padri-fratelli. Qualcosa che è difficile spiegare a parole. E' un tipo di solidarietà maschile che diventa protettiva, delicata, affettuosa e che non sfocia nel compatimento. Fa chic e non impegna, 'nzomma.

La mia prima esperienza in una squadra di pallavolo, la Mens Sana di Siena, una squadra di serie D, qualche anno fa, si era rivelata per me fallimentare. Assolutamente non all'altezza (lo immaginavo fin dall'inzio, a dire il vero), ero stato ostracizzato senza troppa grazia. E quando un senese ci mette poca grazia, senza offesa per i senese leggenti (che si facciano un po' d'autocritica pure loro, però!), non è un "metterci poca grazia" di un qualsiasi italico mortale, ve lo assicuro. Loro si impegnano in maniera molto più zelante.

L'allenamento di oggi è stato fisicamente più faticoso di qualsiasi allenamento con la Mens Sana, eppure più leggero. Ho retto fino alla fine con grande gioia. Anche se ora ho bisogno di un massaggio, siòr marquant.

E poi gli spogliatoi. Lasciamo perdere... Ero stanco morto e non riuscivo a smettere di ridere.

Ho incontrato delle persone che mi sono piaciute molto, che fanno qualcosa che mi piace fare, e che soprattutto lo fanno in un modo che mi piace. Cercherò di continuare.

Eppoi è successa una cosa singolare: uscendo mi sono reso conto che la palestra dove ci siamo allenati era all'interno della scuola dove ho fatto il mio primo intervento nel gruppo scuola del cig.

Ecco.


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giovedì, gennaio 15, 2004

Uomini in gonnella

Apprendo da Andre che al Metropolitan Museum di New York, fino all'8 febbraio, si terrà la mostra "Bravehearts: men in skirt". La gonnella diventa, in questa mostra, "un mezzo per inserire delle novità nella moda maschile, trasgredendo i codici morali e sociali, ridefinendo gli ideali di mascolinità". Pappappero pappapà. Ecco qualche immagine.

EnsembleQuilted skirt


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Blogz a Teatro

Insomma basta... tutti i blog parlano solo di cinema, cinema e ancora cinema... E il teatro? Non dico Il Teatro, voglio dire solo... il teatro?

Allora facciamo così: andrò a vedere, prossimamente, alcune cosette, tra cui

Cinema Cielo, di Danio Manfredini, al CRT, per il quale ho due inviti (ai primi di febbraio)

Jacques il fatalista, di Ida Omboni e Paolo Poli, al Teatro Carcano, per il quale ho 0 inviti (è inscena fino al 25 gennaio)

Sorry, do the tour, di Marco Berrettini, al CRT, per il quale ho due inviti, già esauriti, proprio dall'uomo che viene dal cinema.

Per tutti e tre posso adoprarmi in un'opera certosina di prenotazione posti, tipo che se voi mi dite: "si vengo", io prenoto. Per Cinema Cielo possiamo dividere tra noi da bravi fratelli bloggerz anche gli inviti (purcioppo il Carcano è molto cattivo con noialtri...). Insomma, chi fosse interessato a qualcuno di questi tre spettacoli, può scrivermi.

Bisù


scritto da gsabelli il 01:07 commenti (6) permalink

mercoledì, gennaio 14, 2004

Speciale scuola

 

Sin da quando Veronica, bambina cattiva di quelle che si vedono solo nei cartoni animati, mi chiuse nello sgabuzzino delle scope all’asilo affinché mio padre non mi trovasse, mi sono sentito parte di una generazione che stava per finire. Ed era il resto del mondo che la voleva far finire. Come? Modernizzando.

 

L’anno che iniziai le elementari, passando tutti i giorni di fronte al giardinetto dell’asilo, vedevo che aggiungevano giochi e giostre ogni mese. “Una volta uscito Giovanni ecco che si può modernizzare, mettere giochi più belli e divertenti per gli altri bambini”. I grandi pensavano questo, nella mia testa bacata.

 

Oggi apro Vivimilano – “Quale scuola? Come scegliere le superiori”. Sembra di leggere un catalogo Postalmarket. Questa scuola ti offre corsi di educazione alla sessualità e prevenzione AIDS  a soli Euro 95,13, quest’altra ha sfornato 139 maturati su 139 studenti presentatisi (20 con 100/100 e 3 con lode). Quest’altra scuola offre: preparazione delle certificazioni internazionali di inglese e francese, corsi di pronto soccorso, cineforum, soggiorni estivi e di formazione a Gressoney e a Caorle, conferenze e dibattiti sull’attualità.

 

Come ho scelto la scuola da frequentare? L’autobus 61 mi portava direttamente da casa a scuola. Ecco come ho fatto. In fondo la scuola era la scuola…

 

Cosa è successo nel mio liceo a 10 anni dalla mia dipartita? Beh, ora ci sono corsi di archeologia (con stage, naturalmente); corsi di informatica e matematica (per l’università, of course); attività di sostegno contro la dispersione scolastica e per il successo formativo (addio ripetizioni…); biblioteca informatizzata (non c’è più quella svampita della bibliotecaria? Era lei il computer!); un computer per ogni classe (questo non me lo dovevano fare); stage e soggiorni di studio in Inghilterra, Irlanda e Germania; progetti attivi: il Novecento, critica dantesca (bleah…), cultura sinergica (cultura che?); corsi di scrittura creativa; l’immagine del Diviso (ma che so’ scemi????); storia della musica attraverso il pianoforte.

 

Insomma ragazzi, si tratta di un liceo classico, latinogrecostoriaegeografia non si fanno più??


scritto da gsabelli il 11:56 commenti (8) permalink


Sfreccia cyborg nella notte

Ecco, l'ho fatto. Ho comprato la mascherina spuzzolina per andare in bicicletta senza arrivare a destinazione con la gola sfriccicante. Lo so lo so, c'ho le vie respiratorie delicate, se mi fumate in faccia, anche solo una volta, potrei tossire per un giorno intero. Ma non è questo il punto. La mascherina spuzzolina è di un colore che va dal rosso fiammante al rosso fiammante. Ecco, l'ho detto. Un capitan harlock col viso in fiamme.

Eccolo...


scritto da gsabelli il 10:26 commenti (3) permalink

martedì, gennaio 13, 2004

Somewhere over the rainbow - Lodus Schifosus

Tutti in piedi, entra la giuria [rumore di sedie spostate][entra la giuria, fruscio di vesti]. La giuria ha emesso il verdetto? Bene, mi dia la busta. [una mano dà una busta ad un’altra mano; rumore di apertura di busta, frrrr, scr scr]. In nome della Repubblica della Città d’Iram, e del suo Popolo, la Corte Maxuma della Città d’Iram dichiara il Lodo Schifoso… [rumore di dita che allontanano colletto inamidato da collo sudato - deglutizione] INCOSTITUZIONALE. In nome dell’articolo 3 della Costituzione della Repubblica d’Iram e del principio di uguaglianza ivi sancito [vocìo, brusìo, un uomo applaude, questo timido applauso si trasforma pian piano in uno scroscio di mani battenti – climax ascendente – Donne e Bambini piangono, Uomini si strappano cosce e capelli - coriandoli e stelle filanti dal cielo].

 

La Repubblica della Città d’Iram, questa giovane repubblica dilaniata da conflitti sociali sin dai suoi primi vagiti, ha finalmente scelto per l’uguaglianza.

Uguaglianza = principio fondatore della filosofia liberale a cui tutti gli ordinamenti che si dicono liberali debbono ispirarsi (Dal Dizionario dei Secchioni e dei Saccenti della Città d’Iram). Noialtri rimaniamo dubbiosi, ci sembra ancora che per alcuni le cose siano più uguali che per altri, come si suol dire… Ma non possiamo che gridare “Urrah Urrah Urrah!!! Ewiva la Corte Maxuma della Città d’Iram.”

 

E Ewiva! pure ai filoferrotranwieri della Città d’Iram, che non c’entra un cazzo ma ci stanno regalando anche loro un bel pezzettino di storia patria. A loro va tutta la nostra solidarietà!


scritto da gsabelli il 20:08 commenti (7) permalink

lunedì, gennaio 12, 2004

Schroeder bin ich...

Grazie a Prometeo ho trovato questo piccolo test su "Quale personaggio dei Peanuts sei?". Oggi ho fatto anche quello della Barbie. Ma è venuta fuori una foto molto zoccola e lo sapete che sono timido e nella città d'Iram vige rigida censura... Ad ogni modo era la Barbie Baiadera, concetto che ho imparato a conoscere e ad apprezzare in questi due giorni trascorsi.

Invece quello dei Peanuts non posso non metterlo, visto che qui a fianco ne è pieno. Eccolo qua.

Sono Schroeder. Mai sentito nominare.

Ad ogni modo, suono il piano, anche se non così curvo sulla tastiera, dio santo...

Per il test, clicca qui.


scritto da gsabelli il 23:33 commenti (6) permalink

domenica, gennaio 11, 2004

Alla ricerca di un sito che spiegasse alla mia cara compagna di casa cosa sia il "camp", mi sono imbattuto in questo interessante blog. Ora lei ha capito un po' di più sul camp, e io ho trovato un blog molto bellissimo che andrò a leggere ogni giorno.

D: Allora Alessandra, cosa mi dici del camp?

R: Mmmmhhh... (dita nel naso).... barocco.....

D: Barocco, brava, puoi argomentare per favore?

R: si..... certamente..... (ruttino).....

D: Ottimo. Mi dia il libretto.

 


scritto da gsabelli il 13:42 commenti (4) permalink

sabato, gennaio 10, 2004

Magno cum gaudio

Ieri sera, a casa di un nano fuggiasco e di Jeanette Winterson. Ho imparato tante cose, sul book crossing, grazie a lei, sul fatto che esistono davvero nani che fuggono e poi spediscono lettere, foto e cartoline da ogni parte del globo terracqueo. Davvero, le ho viste!!! Sulla fiera di Senigallia, sull'incompatibilità tra cioccolato rovente e lingua, sulle gioie del palato, sulle carote, i finocchi e il salame immerso in formaggio fondente. Non fatemici ripensare (vabbè che ormai le mie papille gustative saranno K.O. per un paio di giorni...). Ho scoperto che gli unici quattro bioingegneri che esistono sul suddetto globo terracqueo non si conoscono tra di loro, pur avendo capelli rossi strani e voce strana. Ho scoperto che sul globo terracqueo, sempre lo stesso, esistono nani fuggiaschi e bioingegneri con capelli come batuffoli di cotone, ecco. Ma non sappiamo se si conoscono tra di loro.

Sono stato venduto alla serata come amico simpaticissimo, di lui, allora, per non fargli fare brutta figura, mi sono impegnato. Grazie alla teoria queer (quiiiar) sono riuscito a incarnare nel corpo di una persona antipatica, l'anima finocchia di un ragazzo brillante e simpaticissmo. Fiù... Oggi ritorno antipatico però.

Me ne sono andato felice, sereno, sorridente, con una tesi di laurea su Jeanette Winterson nello zaino, che mi papperò sbavando in questi giorni (tanto c'ho le papille K.O., nutriamoci di cul-tura). E l'essere felice, sereno, sorridente, non è stata opera della trasmutazione queer (quiiiiiiar). Ma che non si sappia in giro...


scritto da gsabelli il 12:31 commenti (10) permalink

giovedì, gennaio 08, 2004

Omo-africa

 

In un numero di Internazionale scovato sepolto nel cesto della frutta (per fortuna ancora incellofanato) ho trovato un bel servizio sull’omosessualità in Africa. Ultima tra le forme di discriminazione ufficialmente contemplate nella maggior parte dei codici di legge dei paesi africani, l’omosessualità è ammessa soltanto in 11 paesi del continente. I motivi generalmente addotti sono l’incompatibilità con i precetti religiosi (in primis la shari’a) oppure addirittura l’essere contro natura dell’individuo omosessuale.

 

In tutto questo c’è qualcosa che non mi torna, da zelante studioso di finocchierie africane varie (specialmente nord-africane a dire il vero…). E non mi torna proprio il concetto di identità gay in paesi e culture che, seppur molto diverse tra di loro, prevedono per la maggior parte pratiche omosessuali, sia maschili che femminili. Tali pratiche sono parte di sistemi culturali spesso molto complessi. “Identità gay” mi sa tanto di prodotto di importazione, come simpatico lascito del periodo coloniale, lascito che, come tanti altri, è andato direttamente a far parte dei sistemi giuridici e costituzionali dei paesi che sono riusciti a conquistare l’indipendenza. Prima di allora, esistendo solo sistemi politici locali, “sistemi etici situati”, per dirla alla Braidotti, privi di istituzioni statali centralizzate e costruite sul modello occidentale, le pratiche omosessuali erano qualcosa di normalmente praticato e per il quale non esisteva probabilmente un concetto che riuscisse ad esaurirne la complessità (a dire il vero, il termine “gay” esaurisce le esperienze vissute da ognuno di noi?). A proposito di ciò, una regista sudafricana ha girato un documentario, dal titolo “Quattro prostituti e un sangoma”, in cui descrive “l’esistenza di cinque uomini africani che hanno rapporti sessuali con altri uomini per motivi tradizionali, culturali ed economici” e “ analizza la sessualità dei maschi neri al di là della semplice etichetta di omosessuale o gay”.

 

C’è un altro aspetto che mi ha molto colpito di questo articolo, e cioè che il Sud Africa ha una legislazione in materia di diritti delle persone omosessuali che a noi italici queer ci fa un baffo. Lo sapevate ad esempio che in Sud Africa le coppie omosessuali possono adottare? E che la pressione esercitata dall’organizzazione “Lesbian and gay equality project” ha fatto sì che ben 35 leggi fossero modificate e che venisse inserito nella costituzione sudafricana un articolo che vietasse qualsiasi forma di discriminazione? Dice Khumalo, uno studente di 23 anni di Soweto: “Negli ultimi anni le cose sono cambiate. L’epoca in cui l’omosessualità veniva condannata perché era associata alla stregoneria o agli uomini bianchi [piccola spiega: sotto dominazione coloniale spesso l’omosessualità era ritenuta una cattiva abitudine, una “mollezza”, quasi una malattia importata dall’occidente – vedi sotto la voce: “turismo sessuale”] è ormai lontana. Nella mia comunità sono in molti ad aver capito che essere gay non è altro che vivere una condizione naturale”.

Tanto di cappello, amici sudafricani…

 

Miss Gay Soweto 2003 Un'immagine da Miss Gay Soweto 2003


scritto da gsabelli il 12:23 commenti (4) permalink

martedì, gennaio 06, 2004

arriva la Fox

il mio inconscio mi ha tirato un brutto scherzo. esso (Es) ha fatto l'abbonamento a sky. questo significa che: potrò vedere fox. e questo significa che: 4 volte al giorno will & grace. e questo significa che: conoscete una di quelle imprese che ti fanno fare le collanine di perline a domicilio (si pensava di cambiar lavoro, si pensava a qualcosa di più tranquillo, domestico, giusto per avere più libertà, per pensare di più al focolare...)? E questo significa anche che: il mio adolescenziale innamoramento per will giungerà a completa maturazione. perchè? perchè? perchè?


scritto da gsabelli il 15:27 commenti (10) permalink

lunedì, gennaio 05, 2004

be queer...

tornare a casa in bici dalla fnac, guardare in alto e vedere una luna quasi piena, e tra te e la luna, anche della nebbia fitta. L'odore della nebbia fitta di milano, sai di inalare qualcosa di marrone e denso. deglutisci.

in bici

quando sto per essere investito da una macchina, attendo, e mostro all'autista degli occhi bovini. mi sento una mucca nel punjab. e non vengo mai investito. l'animale che è in me.

supero un signore anziano, supero una giovane fanciulla, provo un senso di sfida, prima, di vittoria, poi, ultimato il sorpasso. questo è l'uomo che è in me.

supero un ragazzo, questo non succede mai, nonostante tutti i miei sforzi. provo stizza e penso che ho altro di meglio da fare, oggi. questa è la donna che è in me.

il mio lungo cappotto si impiglia nella ruota posteriore. quasi cado. ma non potrei mai allacciarmi il cappotto mentre vado in bicicletta. lo stonewall che è in me.

parcheggio al solito palo. c'è una bici da uomo parcheggiata al solito palo. vi allaccio comunque la mia bici, caprice. ma prima avvinghio i due bicicli bene bene insieme. magari l'indomani trovo un biglietto di insulti, potrebbe essere un inizio... il single che è in me.

entro in ascensore, l'ascensore-ti-fa-brutta. Mi guardo, sbiancato dal neon, appiattito dallo specchio reso opaco dal tempo.mi deprimo. questo è il gay che è in me.


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domenica, gennaio 04, 2004

Il mio oroscopo del 2004

Ti invito a meditare sulla morte, non come termine della tua vita fisica attuale, ma come metafora della fine di abitudini e credenze che sono solo un fardello sorpassato. Una volta che avrai capito che questo tipo di morte è un'alleata che sarebbe saggio avere sempre al proprio fianco, allora sarai in grado di apprezzare il resto di quest'oroscopo. Dico sul serio, Bilancia. Non continuare a leggere a meno che non sei convinta che la "buona morte" di cui parlo sia una risorsa. Pronta?

Il tuo compito per i primi due terzi del 2004 è morire almeno una volta al mese. Se lo farai nel modo giusto - cioè con grazia e stile - avrai la benedizione una rinascita gloriosa il prossimo ottobre
.

Nel caso qualche bilancia fosse in ascolto... non so... vogliamo fare una volta camera ardente da me, una volta da te?




scritto da gsabelli il 22:57 commenti (6) permalink