città di iram

scrivere è divenire. non divenire scrittore (o poeta), ma divenire, verbo intransitivo. e non quando la scrittura si modula su argomenti o politiche dati, ma quando traccia per se stessa delle linee di evasione. Trinh T. Minh-ha

 

Blog

senza limiti
a pa'
ludik
parolepensieri
TOM
lella con la stampella
leonardo
x§°nalità c°nfu§a
alhamdulillah
capello al vento
la vita, istruzioni per l'uso
salam pax
dull
ottovolante liala
gris
zittialcinema
outoftime
gattopesce
forzapaddick
linguafranca
livingston
jorma
auro
camp
andre
mayde
tigro
prometeo
deep
papoff
festen
fiottolino
noncicapisco
liquido
village
olona
spock
missklapp
il fotoblog di paolino
zittiancheasanremo2004
mappoto
anarchic
ha
bifidus
anellidifumo
albertaccione
bubble house
la voce del padrone
ale e lupo
vivide
altroragazzo
analize


Teatro e arte varia

dedalo: il mio lavoro
tilt: la danza
la compagnia abbondanza bertoni
marcido marcidorjs e famosa mimosa
cooperativa teatrale dioniso
danio manfredini
meredith monk
joffrey ballet
piccola scuola di circo
dixie fun dance theatre company


Siti

shiazù
mitì
la casa bianca
liberiamo i libri!
centomovimenti
risorse bibliografiche su uomo e maschilità
fatema mernissi
l'oroscopo di brezsny
davide b
behind the mask
un, due, tre... liberi tutti!
international gay and lesbian human rigths commission
teoria queer
G.L.O. Milano
C.I.G.


Informazija

indymedia
internazionale
il cittadino di lodi
il manifesto
popolare network
corsera


la Città ha raggiunto i *loading* cittadini

 

Archivio

oggi
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003
aprile 2003
marzo 2003
febbraio 2003

Firma suvvia!

Sei un gino

Lettere per la Città d'Iram


Il fantastico mondo degli illuminati...

In questo periodo leggo

Tahar Ben Jelloun, Moha il folle, Moha il saggio

Stephen Murray e Will Roscoe, Islamic Homosexualities

Jarrod Hayes, Queer Nations - Marginal sexualities in the Maghreb

Rosi Braidotti, Soggetto nomade

Rachid Boudjedra, La lumaca testarda

David Gilmore, La genesi del maschile

e ascolto

Gotan Project - La revancha del Tango

New Born - Muse

George Winston - December

Ryuichi Sakamoto - giapponauta!

Norah Jones - Don't know why

Sakamoto e Morelenbaum - O grande amor

Eva Cassidy - Somewhere over the rainbow


 
domenica, febbraio 29, 2004

Sabato mattina.

Stamattina - domenica - ho letto una poesia che mi ha fatto decidere di pubblicare questa pagina scritta ieri mattina - la poesia, Y después, di Garcia Lorca, tratta dal Poema del Cante Jondo, la trascrivo in spagnolo. Non credo ci sia bisogno di traduzione.

 

Oggi è sabato. Alcuni eventi presenti mi stanno facendo ricordare il mio recente passato. Tante immagini scorrono in testa. Sono entrato in uno dei miei periodi connotativi: il senso delle cose mi si presenta attraverso il modo in cui la mia vita procede. Non ci sono accadimenti, o meglio, non riesco a distinguerli in modo chiaro. Vedo solo simboli e metafore. Ed è un momento connotativo piuttosto grigio. Ieri sono stato seguito, per tutta via Torino e Cesare Correnti, da una persona che, anni or sono, ho ferito. Lo sentivo dietro di me. Ai semafori rossi si fermava dietro di me. L’avevo visto il giorno prima in una libreria e ci eravamo salutati. E poi ieri un’altra persona mi ha raccontato una storia di incontri fortuiti, se esistono incontri fortuiti. Lui li ha chiamati incroci. Una cosa che trovo molto difficile è liberarmi dei miei dolori – li custodisco con rara gelosia. Mi ricordo di un’estate. Caldissima. L’estate scorsa. Mi ricordo di strozzi in gola, di baci, di sudore e di occhi verdi. Mi ricordo di Dio e S. Francesco. Ho letto un libro di Hesse su San Francesco. Ho scoperto la sua purezza e il suo tradimento. Ho viaggiato per l’Italia - Campania, Lazio, Umbria, Liguria, Trentino, Milano. Ho percorso in un mese tutta la mia vita, i luoghi cui appartengo. Ho ucciso una persona cui tenevo, sono stato ucciso a mia volta dal silenzio e dalla fronte corrucciata della persona che amavo. Ho passato mesi a gettare acqua su una passione, fingendo che non fosse successo nulla. Nel frattempo ho incontrato un’altra persona, un medico che voleva essere curato. Mi ricordo di un viaggio in autostrada, mesi prima, in cui io e lui, sulla stessa macchina, correvamo su due corsie diverse. Io parlavo, lui stava zitto. Lui aggrediva, io parlavo. Lui piangeva, io rimanevo in silenzio. E di altri viaggi, in cui coltelli affilati tagliavano ricordi che volavano via dalla mia testa. In mille pezzettini. Gli occhi verdi e la sua pelle scura, i posti dove l'abbiamo fatto, la violenza e la sua sofferenza per una porta che lui doveva tenere chiusa, sbarrare. E io dovevo rimanerne fuori. Le sue mani che mi tiravano a sé e la bocca che mi cercava. Il mio respiro affannoso e confuso. In questi giorni ho paura di tornare a soffrire a quel modo. Devo cercare di fare pulizia, di fare chiarezza.

 

 

Y después

 

Los laberintos

que crea el tiempo,

se desvanecen.

 

(Solo queda

el desierto.)

 

El corazon

fuente del deseo,

se desvanece.

 

(Solo queda

el desierto.)

 

La ilusion de la aurora

y los besos,

se desvanecen.

 

Solo queda

el desierto.

Un ondulado

desierto.


scritto da gsabelli il 14:02 commenti (1) permalink


ogni spazio ha le sue regole, a prescindere da chi lo popola. (grazie marquant per il contributo iconografico!)

Pare che nel salone delle feste usi sostare a lungo al piano di sotto, dove si gozzoviglia e si pasteggia e si rompe il ghiaccio col vicino. Dopodichè una mirabile corrente ascensionale risucchia la popolazione intera ai piani alti, a volte centellinata, uno per uno, a volte in nutriti gruppetti. E qui avviene l'incredibile, la popolazione si divide magicamente in due fazioni separate e non opposte: torme di favolosi si buttano sul lettone, o nei dipressi, dormono, si scambiano effusioni, massaggi e gossip dell'ultim'ora, mentre i restanti si accomodano sul divano, accavallano la gamba e ciaccolano così per lungo tempo. Così va la vita.


scritto da gsabelli il 12:38 commenti (9) permalink

venerdì, febbraio 27, 2004
la notte rende i corpi più piccoli e le persone più vicine, tra loro. La notte porta la paura dell'intimità, porta la verità tradita dai tuoi occhi, che non vedo, porta rumori di passi che si avvicinano e poi si allontanano. Porta il freddo e il bisogno di stringersi. I ripensamenti, vengono la notte. Le decisioni e i cambiamenti. Gli odori scompaiono, rimangono solo quelli appartenenti alle cose della tua vita, alle cose che ti sono più vicine. La notte porta la paura che non ci siano più possibilità, o che ce ne siano troppe.
scritto da gsabelli il 01:59 commenti (5) permalink

giovedì, febbraio 26, 2004

Iram dalle colonne - reprise

Dispose che la città fosse lunga dodici parasanghe e parimenti larga; alte e dominanti fece le sue mura, all'interno e all'esterno rivestite d'argento variamente gemmato, con trecentomila castelli dentro edificati. Poi, per se stesso, sulla riva di quel fiume costruì un elevato maestoso castello, su tutti gli altri dominante, disponendo che il portale volgesse verso una valle spaziosa, e vi eresse due battenti d'oro incrostato di varietà di rubini.

Trecento cubiti dispose che fosse l'altezza di casa e mura; che il suolo della città fosse muschio e zafferano, dispose. Fuori della città centomila abitazioni dispose parimenti d'oro e d'argento, chè vi abitassero le sue armate.

Cinquecento anni passò a costruire. Poi Iddio Altissimo inviò il Profeta Hud, pace a lui, che lo invitò a rimettersi a Iddio. Ma egli persistette nella miscredenza e nella tirannia; a quell'epoca il suo regno aveva raggiunto i settecento anni. Hud lo mise in guardia del castigo di Iddio Altissimo, lo intimorì con l'annichilimento del suo regno, ma egli non desistette. In quel mentre gli addetti all'edificazione della città gli fecero giungere notizia che essa era terminata. Ed egli decise di recarvisi con le sue armate; mosse con trecentomila uomini della sua casata lasciando al regno suo figlio Martad figlio di Saddad seguace, pare, di Hud, pace a lui.

Allorchè Saddad fu giunto a una tappa di viaggio dalla città, un urlo proruppe dal cielo. Morì lui, i suoi gregari e tutti gli amministratori, gli artigiani, i manovali che avevano avuto a che fare con la città, e non vi restò più anima viva.

Iddio la occultò cosicchè non entrò mai più alcuno tranne un uomo...

...to be continued


scritto da gsabelli il 20:29 commenti permalink


L'unico argomento di cui mi piace parlare con mia madre è: uomini.
scritto da gsabelli il 14:09 commenti (2) permalink

mercoledì, febbraio 25, 2004

Grazie a Paddick ho scoperto un prezioso e breve saggio di Lakoff sui valori della famiglia e su come la questione delle unioni/matrimoni tra persone dello stesso sesso si inserisca nel più ampio contesto politico statunitense.

 

Lakoff è uno di quegli intellettuali, come dire, a tuttotondo. Un Chomsky un po’ meno famoso, ecco. Un linguista cognitivista dell’università di Berkeley che sa unire tantissimi aspetti della vita, dalla politica, alla morale, allo studio del linguaggio. Qua trovate un po’ di cose su di lui.

 

Questo saggio, che trovate cliccando qui (perdonami Paddick se ti copio i link), parla del significato del matrimonio nella cultura statunitense contemporanea, e di come diverse idee di matrimonio diventino parte integrante e influenzino il panorama politico. Si parla di modello familiare centrato attorno alla figura del padre, modello incarnato nelle posizioni politiche conservatrici, e di modelli familiari centrati attorno alla pratica del “nurturing” (nutrimento, allevamento, educazione – grazie Tigro per la pronta traduzione!), in cui si riconoscono entrambi gli indirizzi presi dall’ala progressista (quello idealista e quello pragmatico). Questo saggio parla anche dell’importanza del linguaggio nella politica, e del perché conservatori come Geroge W. Bush non abbiano usato l’espressione “gay marriage” nei propri discorsi. Vorrei proporvi l’ultimo breve paragrafo. Perdonate la traduzione (Paddick se c’è qualche errore bacchettami pure):

 

“I progressisti devono richiamarsi al terreno morale della grande tradizione americana della libertà, giustezza (fairness), dignità umana e piena uguaglianza di fronte alla legge. Se sono dei pragmatici liberali potranno parlare in questi termini delle unioni civili e dei benefici materiali. Se sono dei progressisti idealisti potranno usare lo stesso linguaggio per parlare dei benefici sociali e culturali, così come di quelli materiali. In entrambi i casi, il nostro compito di cittadini ordinari è di ricontestualizzare (reframe) il dibattito, in qualsiasi cosa diciamo e scriviamo, nei termini dei nostri principi morali.

 

Dobbiamo rendere pubbliche le nostre idee in modo che i candidati [si parla dei candidati alle presidenziali di quest’anno, N.d.T.] possano prontamente riferirsi ad esse. Per esempio, quando c’è una discussione nel tuo ufficio, in chiesa o in qualche altro tipo di gruppo, c’è una semplice risposta a qualcuno che dice, “Io non penso che i gay dovrebbero potersi sposare, e tu?”. La risposta è: “Io credo in uguali diritti. Non penso che sia affare dello stato dire alle persone chi possono o non possono sposare.” I media non devono accettare la cornice propria della destra. Cosa potrebbe chiedere un giornalista oltre a : “Sostieni il matrimonio gay?”. Prova questo: “A San Francisco c’è stata una grande discussione sulla libertà di sposarsi, come un fatto di uguali diritti di fronte alla legge. Cosa pensi riguardo a questo?”

 

Ricontestualizzare è il compito di ognuno di noi.”


scritto da gsabelli il 16:52 commenti (5) permalink


Quest'oggi ho comprato un libro. In cui si scrive anche di noi.

Iram dalle Colonne

Tra Sana'a e Hadramawt edificata da Saddad figlio di 'Ad. Questi, si tramanda, era un gigante che al sentire del Paradiso, e di quanto da Iddio promesso ai suoi fidi racchiudeva, castelli d'oro e d'argento, dimore sotto le quali scorrono fiumi, stanze sulle quali stanze stanno, disse: - Io, a immagine del Paradiso, sulla terra erigerò una città!

E incaricò cento dei suoi luogotenenti, ciascuno dei quali obbedito da mille aiutanti, loro ordinando di cercare il più meritevole sito in terra di Yemen trascegliendovi la terra migliore; li provvide di finanze e raffigurò loro come avrebbero dovuto edificarla. Scrisse poi ai suoi governatori in tutti gli altri paesi di raccogliere quanto avessero potuto d'oro, argento e pietre preziose. E un ammasso simile a un monte quelli ne raccolsero. Ordinò che facessero mattoni d'oro e d'argento, che con quelli edificassero la città; che ne rivestissero le mura di gemme preziose, rubini e crisoliti, disponendo stanze su stanze sorrette da colonne di crisoliti, onici e rubini. Vi fece poi arrivare un fiume, condottovi sottoterra per quaranta parasanghe, che zampillò nella città. Da quel fiume fece scorrere ruscelli per vicoli e strade ordinando che fiume e ruscelli fossero coperti: di rosso oro furono rivestiti. Dispose come suoi ciottoli gemme rosse e gialle, e sulla copertura del fiume e dei canali piantò alberi d'oro disponendo che i loro frutti fossero gemme e rubini.

...to be continued


scritto da gsabelli il 13:06 commenti (1) permalink


Per i fedeli lettori di riviste maschili...

...arriva da Londra una novita' strepitosa. Si trova in questi luoghi una rivista dal nome "Nuts" (la mia ancora traballante padronanza dell'idioma locale non mi permette di cogliere eventuali altri doppi o tripli sensi di questo termine), il quale gia' dalla pubblicita' che si trova nel "tube", intriga.

1. prima pubblicita' rilevata: disegno di un cacciavite, e questa frase "don't expect any help on a thursday". Dall'altra parte del riquadro: "how to use a screw-driver", seguono un paio di punti che indicano la operazioni da effettuare all'uopo (l'utilita' di queste pubblicita' e' che ti insegnano parole peraltro basilari come cacciavite).
2. seconda pubblicita': disegno di una elementare mappa con un chiaro punto di partenza e di arrivo. sinistra del disegno la stessa scritta della pubb. n.1, a destra: "how to use a map, how to go where you want to go" (o qcs di simile), anche qui seguono un paio di indicazioni come fare seguire alla teoria la pratica.

Anche questa e' antropologia.

Un bacio,
Mikula









scritto da Mikula il 09:16 commenti permalink

martedì, febbraio 24, 2004
E' da agosto che non sto proprio male male male... sarà che mi sto parando eccessivamente il culo?
scritto da gsabelli il 13:25 commenti (2) permalink


Ho scoperto dalle statistiche che c'è un visitatore che proviene dalla Città del Vaticano. Da anni ho rotto i ponti diplomatici con la Santa Sede... Cosa vorranno? Vendermi qualche pentola? Fare un ultimo tentativo?

Guardi, Santo Padre, Sua Santità, Eccellenza... la mia anima non è mai stata dei vostri...

Mmmhhh... Carino quel Wok, però! Che chic! Ha il fondo antiaderente? A quanto lo mette? Un wok più una pentola con scolapasta in cambio della mia anima? Ma scherziamo?!? Dovrei anche disdire il contratto con quell'altro là... lei lo conosce meglio di me... Come? Un wok + una pentola con scolapasta + un coltello elettrico Kelkoo?

Naaaa....... Non si fa così........Son cose serie queste.......

Mi ci mette anche un abbonamento annuale a "L'orto fai da te?"

Ok, affare fatto. Un'altra pecorella smarrita riportata nell'ovile.


scritto da gsabelli il 11:07 commenti (8) permalink

lunedì, febbraio 23, 2004

Cavalieri touareg...

Un paio di mesi fa sognai di trovarmi nel deserto, con altre persone, e di venir rapito da un bellissimo touareg a cavallo. Questo touareg mi portava via sul suo cavallo e mi conduceva in un luogo dove si trovavano solo altri ragazzi, molto più giovani di me. Una sorta di harem personale. Questo mio sogno era pervaso da una sensazione di benessere: in fondo ero felice che qualcuno mi strappasse alla mia vita e che me ne donasse una nuova. Racconto questo perchè l'altro ieri mi è successa una cosa molto strana:

Ho iniziato a leggere "Notte fatale", di Tahar Ben Jelloun. Al quarto capitolo, intitolato "Il giardino odoroso", la protagonista, che in realtà era rientrata nel suo corpo di donna da poco (breve sunto: nata femmina dopo dieci sorelle, il padre, che voleva un erede maschio, la presenta al mondo come Mohamed Ahmed, e lei è costretta ad essere un lui fino alla morte del genitore, momento in cui viene affrancata da questo terribile fardello e avviene la sua "liberazione"), viene rapita da un cavaliere touareg e portata in un villaggio senza tempo popolato soltanto da giovinetti, maschi e femmine. No, dico, vi sembra normale, leggere in un romanzo un sogno che hai fatto mesi prima? Ho interrotto la lettura e ho faticato a prendere sonno. 

Provavo un'impressione strana alla quale mi abbandonavo, rinunciando a chiedermene ragione come quando un sogno prosegue nell'ultima sonnolenza. Era la prima volta che montavo a cavallo. Mettevo insieme così le emozioni con un senso di libertà interiore che riscaldava tutto il mio corpo. L'avventura consisteva per ora in quel sentimento di estraneità dal quale nasceva il piacere.


scritto da gsabelli il 14:02 commenti (8) permalink


La libertà degli arabi

C’è un articolo molto interessante sull’Independent del 20 febbraio 2004, ancora on-line qui. E’ stato scritto dal corrispondente John R. Bradley e si intitola:

I gay sauditi ostentano le loro nuove libertà: ‘Gli eterosessuali non possono baciarsi in pubblico o tenersi per mano come noi’

In Arabia sta fiorendo una sottocultura gay. Nel regime wahabita presente in Arabia Saudita, una sorta di regime puritano islamico, l’omosessualità viene punita con la lapidazione, seguendo un’interpretazione particolarmente “giurassica” della shari’a. Negli ultimi anni invece il regno saudita si sta aprendo alla diversità omosessuale. Complici i riflettori occidentali che si ritrova puntati addosso in seguito all’attentato dell’11 settembre, il governo saudita ha messo in atto una politica di tolleranza nei confronti di gay e lesbiche. Tanto che, a livello di auto-rappresentazione, le coppie omosessuali sentono di godere di maggiori libertà rispetto alle coppie eterosessuali. “We have more freedom here than straight couples. – dice un ragazzo di 23 anni incontrato da Bradley in un coffee shop gay – After all, they can’t kiss in public like we can, or stroll down the street holding one another’s hand”. Alcuni centri commercali sono diventati luoghi di incontro, aprono al loro interno nuovi bar gay e c’è una villa, nel nord di Jeddah, dove una volta alla settimana ha luogo un enorme party gay. Naturalmente questi sono i paradossi cui porta una società rigidamente segregata per sesso e fortemente patriarcale. Una nazione dove i maschi omosessuali si sentono più liberi delle donne. In quanto maschi, naturalmente, non in quanto gay. Dove la vita di due uomini che vogliono stare insieme può risultare più semplice di quella di una coppia composta da un uomo e da una donna. Dove, a fronte di un’effettiva tolleranza e nonostante la nascita di un sentire western-oriented, viene rigettata l’etichetta di “gay”: non si parla del “mio ragazzo”, del “mio fidanzato”, ma dell’al walid hagi’, e cioè, udite udite, del “ragazzo che mi appartiene” (“We introduce our boy to our friends as ‘al walid hagi’ - dice Ahmed, diciannovenne). Sarebbe interessante studiare questi tipi di ibridazioni, il modo in cui il vento della cultura occidentale viene incanalato nella valli della cultura saudita. E i paradossi che crea, almeno ai nostri occhi.


scritto da gsabelli il 13:49 commenti (2) permalink

sabato, febbraio 21, 2004

London Friday Night (alla scoperta di usi e costumi locali)

Ore otto, entro in cucina. l'austriaco mangia, il peruviano e l'inglese stanno facendo auna "warming-up session", vale a dire, iniziano a bere come muli per arrivare in discoteca gia' un po' storditi. Si', perche' stasera si va in disco!! Io, allieva di patorno (N.d.A. Il mio allenatore di nuoto), mi riscaldo solo con palette ed elastico, in assenza di questi mi scaldo con un caffe', se no chi esce.


La cosa positiva e' che non si deve aspettare l'una di notte come per andare al Plastic, si esce alle nove e tre quarti, perche' dalle dieci si paga di piu'. Prima di uscire mi offrono una sedicente vodka blue, che sembra il Bisolvon Linctus per la gola, ne bevo qualche sorso, ma fa veramente schifo. Si entra, 3 pounds, c'e' un sacco di security, che perquisisce. Scopro che non devi avere cicche in tasca, perche' ci si puo' mettere dentro la droga, quando me lo dicono piovo giu' dal cielo, ma scopro che anche l'austriaco era piovuto dal cielo, quindi mi sento in buona compagnia (non e' mica male, tra l'altro...). A me non mi perquisiscono quasi, forse ce l'ho scritto in fronte che sono una ribelle senile e che quindi non faccio paura a nessuno. Vabbe', la disco non e' male, ci sono vari piani, alle undici aprono il secondo piano dove suona una band, che non e' un granche', molto smorti.
Bilancio alcolico: una pinta di birra e tre Smirnoff ice al limone, che dopo un po' dà il voltastomaco. Alla quarta, che non riesco neanche ad iniziare, l'inglese e il peruviano sono bell'e riscaldati (era ora....), l'austriaco non e' venuto perche' stamattina doveva lavorare, e partono alla ricerca di prede facili ed appetitose. la cosa buffa e' che l'inglese era da un po' che ci provava, ogni tanto partiva come per andare a procacciare "cibo" e poi se ne tornava quatto quatto da noi. Quando non trovo piu' i miei cavalieri al mio fianco rimango un po' li a ballare, un po' mi siedo perche' la testa inzia a chiedere pieta', mi guardo attorno, poi vedo l'inglese avvinghiato in maniera ancora abbastanza pudica con una fanciulla. Allora decido che per il primo friday night e' sufficiente, e' pur sempre l'una e sono entrata alle dieci...

Mi fiondo in un fast food e divoro un cartoccio di patatine fritte, mi accorgo dopo un po' che ero talmente affamata che non alzavo lo sguardo dalle patate, e che c'era uno che mi osservava nella mia voracita'. Vado a nanna, fine della serata. Non so se sia la Vodka, ma stamattina mi sentivo coem se mi fosse passato sopra un carroattrezzi.


Mo' me ne vado al mercato di Brixton.






scritto da Mikula il 18:49 commenti (5) permalink

venerdì, febbraio 20, 2004

siao ergo sumSIAO

 

Questa mattina mi sono recato per la prima volta in vita mia alla SIAE, in un suo ufficio distaccato. Essendo un ufficio distaccato, mi immaginavo una sedia, una scrivania, una signorina bionda e accondiscendente di fronte a un pc con schermo LCD, un tavolino con giornali sparsi qua e là, quattro sedie con sopra tre persone in attesa. L’ufficio distaccato SIAE di via Pacini presenta caratteristiche leggermente diverse. Le cose sono andate così. Arrivo al 19 di via Pacini, entro nel portone aperto, non c’è portineria. Dall’androne partono due scale, una a destra e una a sinistra. Su quella a destra vedo sbraitare una signora cicciona bionda di sessant’anni circa. Credo sia handicappata, perché non si capisce niente e soprattutto non si capisce perché stia lì sulle scale a sbraitare. Ma capisco presto che sta semplicemente facendo la buttadentro dell’ufficio SIAE. Mi urla: “Dofe fai tu?”. Io dico: “Sto cercando la SIAE”. “Qui, fieni qui!”. Io mi avvicino timidamente a lei. E’ tedesca, non handicappata, e mi dice: “Proprietario defe mettere luce qvi perché sennò nessuno fede niente”. E mi spinge dentro. “Spinge” è la parola adatta: mi spinge verso la porta e poi non è che prende la maniglia e apre: spinge me, in modo che io, con il mio peso, riesca a spostare la porta. La porta si apre con difficoltà, avverto una certa pressione provenire da dentro. Ma ce la faccio, e sguiscio in una minuscola anticamera dalle pareti marroni, senza finestre, senza sedie o tavolini, con un ficus di plastica nell’angolo. Forse l’hanno messo di plastica perché non consumi ossigeno, bene assai prezioso nell’ufficio della siae. In questo mini-atrio due metri per due siamo in 7, più il ficus. Due donne impellicciate, appena prima di me, un ragazzo alto e pelato, un signore di una certa età con degli occhi azzurrissimi e altri due individui non meglio osservati. Il ragazzo alto e pelato è il più fortunato, perché è vicino a una porta aperta che dà nell’ufficio vero e proprio. Il quale è così strutturato: un bancone di legno marrone, un computer del 1988, archivi per ogni dove, due impiegate bradipe con occhiali mondaini e maglioni pieni di paillettes. Qui sì che c’è una finestra, ma la tapparella è rigorosamente abbassata e tutto l’ambiente è illuminato da luce al neon. Forse fa bene al ficus… Nell’ufficio le persone che devono sbrigare le loro pratiche saranno circa quindici. L’ufficio non è più grande di 12 mq. Considerando che la mia era una visita solo a carattere informativo e che pianificavo di stare comodamente seduto a parlare con una signorina bionda e affabile senza nessuno dietro di me in attesa, comincio a scoraggiarmi. Il colpo di grazia viene inferto dalla signora in pelliccia che ad un certo punto comincia a sventagliarsi aprendo le falde del suo visone. Quello che sto per dire non è uno scherzo o una blog-licenza  poetica. E’ pura verità. La signora in questione aveva appena fatto una puzza. E la stava deliziosamente diffondendo nel mini atrio 2 per 2. Io ero quello che le stava più vicino di tutti. La mia mano, che dal mio ingresso era rimasta avvinghiata alla maniglia della porta, quasi automaticamente tira la porta verso di sé e il mio corpo si ritrova fuori dall’ufficio, scende le scale ed esce in strada. Sono solo dispiaciuto di non aver visitato i bagni della siae, ne sarebbe uscito sicuramente un post significativo per missklapp. Sarà per la prossima volta.


scritto da gsabelli il 12:56 commenti (3) permalink


Lettera #1 (il primo documento autografo del soggiorno in ingliterra)

Ciao Will,
Allora: prima notte dormito da dio. Penso di essermi addormentata ancora prima di aver toccato il cuscino... avevo un mal di pancia perche' ho mangiato
un kebab da circa mezzo quintale di carne, non sono neanche riuscita a finirlo.
Stamattina ho fatto colazione con un simpatico austriaco, che parla in maniera piu' comprensibile di un inglese. Non abbiamo ancora trombato ma penso di aver gettato delle basi solide e durature affinche' cio' avvenga.

Passeggiavo per il mio quartiere in cerca della piscina e ho trovato un "Leisure centre and library" fighissimo, con una piscina avveniristica (anche se poco da allenamenti) dove pero' non hanno squadre, ma sono riuscita con il mio inglese ancora molto timido a farmi dare dei numeri di telefono di altre, poi sono entrata nella biblioteca e senza che mi chiedessero nulla oltre al mio nome mi hanno fatto tessera ed ora eccomi davanti al computer con fri acsess ad internet. Evviva lo stato sociale!!! (ma non e' un paese liberista?) E poi qui fuori ci sono queste case che sembra di stare in un film di Ken Loach.
Ci sono una quantita' di barbieri in questa zona che puoi anche mandare al diavolo il tuo Cristian, sono uno piu' antropologicamente interessante dell'altro. E anche per donne, tutti africani, mi sa che per il mio travestimento da Mikula mi faro' una vera acconciatura afro. Magari mi lampado anche un po'.

Oggi torno al dipartimento e poi me ne vo' in centro, a fare un po' di struscio in ocsfor strit, e poi incontro l'Arianna, che abitava a Pittori ma mi sa che tu non sai chi e'. E mi sa tanto che mi compro la bici, cosi' posso mandare affanculo sti mezzi che ti spillano un sacco di soldini, oltreche' rassodarmi a dovere il gluteo. L'austriaco ha apprezzato questa mia intraprendenza, cosi' magari trombiamo veramente (sulla canna della bici).
Ecco, ora me ne vo'.
Ti bacio,
la tua
Grace Mikula











scritto da gsabelli il 01:23 commenti (6) permalink

giovedì, febbraio 19, 2004

Edgar Reitz - Heimat 2

C'è stato un film nella mia vita che si è fatto strada lentamente, in tredici puntate, e l'ha cambiata. Heimat 2, di Edgar Reitz. "L'uomo ha un modo di cercare la verità nel mondo attraverso i concetti: voler comprendere il mondo vuol dire distruggere la verità del mondo. L'arte è un modo di descrivere le cose e di non impossessarsene. E' un modo di rispettare il mondo. E' un po' come l'amore". Questo gli ho sentito dire questa sera in un'intervista in tv. Ho rivisto alcune immagini di Heimat 2. Mi sono ricordato di quando, a Siena, frequentavo il cineforum dell'Università. Una sera alla settimana nel cinema della mia facoltà veniva proiettata una puntata di Heimat 2. Per tredici settimane, in tedesco coi sottotitoli. Il gruppetto di spettatori era sempre bene o male lo stesso. Mi ricordo di Stefano, l'archeologo. Di Stephen, lo studente erasmus tedesco. Si vociferava che Stefano e Stephen avessero una storia. O quantomeno che Stefano andasse dietro a Stephen. Poi c'era il mio amico Fiorino. Che però poi ha smesso di venire. Mi ricordo una scena in particolare: una festa, tanti ragazze e ragazzi, una scena di corteggiamento, sdraiati su un sofà lui le sussurra all'orecchio di pensare a una parola e di provare a sentire quante volte, nel vociare della folla presente alla festa, riusciva a sentire questa parola. Lei pensa a "Katze", gatto. Improvvisamente si sente sussurrare questa parola da ogni bocca. Come se ognuno riuscisse a inserire un gatto nel proprio discorso. Katze, che letto così da un italiano sembra una parola dal suono duro e secco, veniva pronunciato in questa scena con tale dolcezza che potevi vedere le bocche che la pronunciavano trasformarsi in tanti baci. Heimat 2 è stato una dei motivi che mi ha spinto quell'anno a fare domanda per l'Erasmus in Germania. Dove l'anno successivo ho vissuto per 12 mesi. Lì ho poi ritrovato quella dolcezza, quella malinconia e quello spirito in bianco e nero che avevo perso dopo l'ultima puntata di Heimat 2.


scritto da gsabelli il 00:13 commenti (4) permalink

mercoledì, febbraio 18, 2004

Da oggi anch'io infesto il blog missklapp.

Credo che faccia tendenza.


scritto da gsabelli il 20:04 commenti (4) permalink


Giornata dura senza paura

Quest'oggi sono parecchio soddisfatto di me. Ho sopportato da vero uomo la partenza di Grace. Non una lacrima, anche se ero lì lì per. Ho fatto solo una telefonata di sostegno. Bravo. E poi ho percorso dignitosamente la strada di quello che io (e qualcun altro, ho scoperto) chiamo "lo Sputtanamento". Che si fa per chiarire una situazione. Per evitare ambiguità che potrebbero portare a dolore sempre vivo. Allora si mettono le carte in tavola. Non senza grande difficoltà. Lo Sputtanamento è qualcosa che odio. L'Extrema Ratio. Perchè se non c'è sputtanamento ci si rode nel dubbio. Preferisco, come dicevo qualche post più sotto, il rifiuto al rimpianto. Una volta che ci si è sputtanati, si prova una sensazione di vergogna e di liberazione al tempo stesso. Le statistiche dimostrano che, per quanto mi riguarda, allo sputtanamento segue sempre la legnata. Che però è quello che vuoi, e a cui sei preparato. Allo Sputtanamento segue sempre la domandina della controparte, "ah era così?". Seguita immediatamente dalla legnata. Beh, ho sopportato entrambe. Da vero uomo. E ora mi sento come Holly, di Holly e Benji, che corre dappertutto, piccolino, lesto e agile. Che scarta gli avversari ridendo e pensando alla sua vita. Che passa sotto le gambe di Mark Lenders, ridendo e pensando ai cazzi suoi. Che fa lo sgambetto ai gemelli Derrick, mentre fanno la rovesciata multipla sui pali, e gli ruba la palla, e ride, e pensa alla sua sorellina. Questo è il miracoloso effetto dello Sputtanamento. Ora vado a letto. E sto sorridendo.


scritto da gsabelli il 01:29 commenti (11) permalink

martedì, febbraio 17, 2004

LuttOLO

Per le strade della Città d'Iram, dalle colonne giganti, quest'oggi galleggia una certa malinconia. Si sta elaborando un piccolo lutto. Un luttOLO, insomma. Presto arriverà Mikula, anzi forse a quest'ora è già arrivata, e si trova in the tube. Going somewhere. Speriamo non si faccia scoprire. Insomma magari il prossimo post sarà suo. Magari si, magari no. Abbiate pazienza.


scritto da gsabelli il 11:58 commenti (10) permalink

lunedì, febbraio 16, 2004

Maremma boia

Lavoro. Sabato e Domenica. Un seminario sull'organizzazione degli eventi dello spettacolo. So già l'80% di quello che viene raccontato. Sto dormendo un po' poco. Stamattina arrivo in ufficio con un'ora di ritardo perchè ho, come dire, inglobato la sveglia, cioè la musica di lifegate, nei miei sogni. Che non ricordo più. Ho bagnato le piante in terrazzo. I bulbi stanno per esplodere. I narcisi per primi. Poi verranno i crocus e i tulipani. Poi le fresie. Il terrazzo dà segni di risveglio e si prepara ai futuri brunches domenicali. Domani Ale parte e l'accompagnerò a Orio al Serio. Da domani sarà Mikula, la spia che attraversava il London Bridge. Ieri sera cena dalla coppia più queer del west, il Tigro e la Jorma, in cui ero l'ispettore Maigret, francese, figlio di autore francese, donnaiolo, ma questo è irrilevante. Ho mangiato lasagne paradisiache, un po' poche però, eh?!?, e fatte in casa. Anche la pasta era fatta in casa. Poi sono andato a dormire stravolto, dopo aver fatto un giro di trenta secondi su Superpippa channel: le solite donne tettone che fanno le gattone. Ieri mattina BIT, la fiera del turismo, a parlare con la presidente dell'APT degli altipiani trentini. Avremo un teatro per due settimane a Luglio. Vorrei organizzarci una mini rassegna teatrale e un paio di seminari. Mattinata molto proficua. Poi chi ti incontro? Lucio, amicone di Trento. Sabato sera sono andato a una cena eterosessuata con amiche/i di Mikula. Ho bevuto un bicchiere di assenzio mischiato con qualcos'altro e sono praticamente andato all'altro mondo, non riuscivo a guidare e non ricordo assolutamente nulla di quello che è successo in macchina. Ma questo è normale, essendo Dori 2. Ecco qua, un resoconto à rebour del fine settimana. Che schifo.


scritto da gsabelli il 13:38 commenti (12) permalink

sabato, febbraio 14, 2004

Torno in bicicletta

Parcheggio su una merda, e la pesto. E' l'una e mezza di notte. Rifiutata una tisana, per improvviso attacco di misantropia. Era solo serata da confidenze. Forse se l'avessi accettata non avrei pestato la merda. Vado a letto. Apro gli occhi, sono le 8.15. E' partito lo stereo con Lifegate. Stranamente la musica è allegra, ma spengo lo stesso. Alle dieci mi arrivano i tecnici sky. Suona il citofono, sono le 9.30. Cazzo, sono in anticipo. Scendo, apro, torno su. Tolgo camicia da notte, infilo mutande maglietta e pantaloni. Torno giù e apro. Sento Ale gemere dalla sua stanza "Chi sei?". Poi mi racconterà di aver sognato che io avevo ingravidato una ragazza. I genitori di questa ragazza vengono a prendermi per picchiarmi e lei prende le mie difese. Io sto zitto e dico solo di voler andare a vivere con la ragazza in viale Tunisia. Loro dicono che in viale Tunisia ci sono le puttane e che io ingraviderei anche le puttane di viale Tunisia (questo sogno è vagamente in linea con la giornata di ieri...). Torniamo ai tecnici sky. Mentre loro montano tutto, noi facciamo colazione. Una volta finito il montaggio quello un po' più anziano mi dice: "Benvenuto nel mondo sky, da questo momento è allacciato a sky tv. Da questo momento comincerà a pagare. Abbiamo reso felice un'altra famiglia". Su sky danno, tra le altre cose, Amen di Costa-Gavras. Ale comincia a guardarlo in inglese mentre io mi faccio una doccia. Quando esco lo sta guardando in italiano. "Solo per capire la trama!". Purtroppo non posso fermarmi a guardarlo, ne avrei voglia. Vado al lavoro.

Giovedì prossimo alle 22.00 su Gay tv danno "Caravaggio", di Derek Jarman. Si fa un cinema da me?? Raccolgo adesioni.


scritto da gsabelli il 12:50 commenti (7) permalink

venerdì, febbraio 13, 2004

Nel mondo dell'incomprensibile, nell'universo dell'ultra-detto e delle passioni ponderate, quest'oggi una voce si è levata ad abbracciarmi silenziosamente. Come al solito si tratta di Rob Brezsny. Ma chi l'ha inventato?

Ecco, per le amiche bilancia, lo stato dell'arte.

Ho proclamato lo stato d'emergenza in amore. In questo momento hai più bisogno d'amore che di cibo o d'acqua. Anzi di più: hai bisogno d'implorare amore con una ferocia lirica quasi folle... con una fame bruciante e devota che un astrologo tradizionale non crederebbe possibile per una Bilancia. È un momento cruciale, in cui devi trovare il modo di rivendicare come fossero tue le parole di Erica Jong: "L'amore è esattamente quello che dovrebbe essere. Qualcosa per cui vale davvero la pena di lottare, essere coraggiosi e rischiare il tutto per tutto. E il problema è che, se non rischi tutto, rischi anche di più".


scritto da gsabelli il 11:42 commenti (13) permalink

mercoledì, febbraio 11, 2004

Questo treno non mangia i molinetti

Questa mattina ho finalmente aperto la confezione di biscotti "molinetti", del Mulino Bianco. Era lì da un sacco di giorni. E magicamente, insieme alla fragranza di grano saraceno di cui sono composti, è uscita fuori questa parolina: mulinetti. Apparentemente innocente. Carica per me di ricordi che un bravo freudiano definirebbe traumatici. Io li definisco semplicemente parte della mia esistenza. Mulinetti infatti è una stazioncina sulla riviera di Levante dove il treno non si fermava mai. L'annunciatrice delle stazioni diceva sempre: locale per Sestri Levante in arrivo al binario 2, ferma in tutte le stazioni, escluso pontetto e mulinetti. Forse un giorno il Mulino Bianco farà anche i biscotti "pontetto". E allora sì che saranno cazzi. Insomma, per un lasso più o meno lungo della mia vita (io me lo ricordo breve come un battito di ciglia, ma se conto gli anni mi sorprendo di quanto io abbia dimenticato) vivevo quattro giorni e mezzo a milano, due giorni e mezzo in liguria. Facile intuirne il motivo. E due volte alla settimana, prendendo il trenino, ascoltavo la voce che mi avvisava che il treno non si sarebbe fermato a pontetto e mulinetti. Allora io stavo attento attento a vedere dove fossero queste due stazioni fantasma. Dovevo assolutamente scorgerne il segnale blu. E ogni tanto vedevo della gente ferma sulla banchina-non-banchina di pontetto (perchè non c'era nessuna stazione, solo una striscolina di marciapiede) e lì partivo coi miei film. Che treno aspettavano? Dove sarebbero andati con un treno che fermava a pontetto e a mulinetti? Aspettavano qualcuno?

Ecco, ora che ho aperto la confezione di molinetti sono più allegro. Ho rivissuto il trauma, cambiato una vocale, l'ho riportato in parole e ho pure mangiato degli ottimi biscotti. Sto guarendo.


scritto da gsabelli il 10:09 commenti (14) permalink

martedì, febbraio 10, 2004

Histoire de Manon agli Arcimboldi

Manon è una ragazza ricca che ama un uomo povero e quest'uomo ama lei, solo che il padre cattivo di un altro uomo la "compra" per il proprio figlio. Fine primo atto. "Elisa, ma come mai alla fine del primo atto l'uomo cattivo dà dei soldi all'uomo buono?". "Non è l'uomo cattivo, è il fratello di lei, e lei è una puttana. Il fratello la vuole portare via, per salvarla, e vuole che il suo amico, l'uomo buono, la dimentichi, e così gli dà dei soldi..." "Elisa, ma allora non ho capito una mazza" "Credo proprio di no, piccolo Giò".

Poi ho capito: il bordello, la sua malattia, un po' come la traviata. Alla fine lei muore, nelle braccia del suo amato, che ha rovinato la propria vita per aiutarla e per starle vicino. Manon muore rigorosamente in quinta posizione con le punte tirate. Come suggerisce bimbo Jorma.

Io non apprezzo tante cose della danza classica. Più che altro non le capisco. Le emozioni vengono come mediate da codici accessibili a pochi. Quello che mi ha colpito questa sera, e che ho capito, è che delle statue sono capaci di trasformarsi in ramoscelli di bambù e seguire dinamiche proprie. Questo era immediato. Era ciò che Sylvie Guillem mi ha trasmesso. Dannazione, Roberto Bolle però non c'era.


scritto da gsabelli il 23:58 commenti (6) permalink

lunedì, febbraio 09, 2004

Una parte di noi si sta per staccare. Una scheggia impazzita lascerà ben presto le dolci e assolate Terre d'Iram, dalle spighe fluenti, alla volta dell'Inghilterra. Qualcuno andrà a perlustrare le fredde terre isolane, per verificiare se c'è trippa per gatti, lassù, nelle spoglie e ventose steppe tra Yorkshire e Kent, tra Devonshire e Londra. Una spia, venuta dal caldo. Pubblicherà i suoi rapporti in questo spazio. Mikula, la spia che attraversava il London Bridge.

Pubblichiamo qui di seguito un'intervista del Gazzettino d'Iram a Mikula (per ovvi motivi di sicurezza e segretezza, e per assicurare la buona riuscita della sua missione, la foto riporta Mikula in inkognito).

D: Giuri fedeltà alla Costituzione della Città d'Iram, dalle colonne giganti?

 

M: Lo giuro. Amen.

 

D: In questi tempi di crisi, che senso dai alla tua spedizione di spionaggio presso Sua Realtà Elisabetta II, God Save Her?

 

M: In questi tempi tristi la volontà di conoscere il prossimo, l’altro da sé, viene gravemente meno, l’incertezza geopolitica, l’instabilità economica, provocano la chiusura nel proprio bozzolo nazionale. Lo spionaggio assume la funzione preliminare e puramente conoscitiva, ancorché mascherata in modo un tantino massonico…

 

D: Quali difficoltà pensi di incontrare?

 

M: Le difficoltà che l’inserimento in un paese, ops, in un regno, “altro” generano, come sempre. Fra queste, devo ricordare la difficoltà di apprendere una nuova digitazione dei prefissi telefonici: quale sarà mai il prefisso di Londra? Dove si ferma il prefisso internazionale? Si dovrà togliere lo zero, o si lascia in ottemperanza alle norme europee? E come si dirà mai “scheda telefonica”?

 

D: Armi segrete?

 

M: la mia nota versatilità, poliglottità (so fare rutti in un perfetto inglese fluente), femminilità ed acquaticità (si tratta pur sempre di un’isola, è importante ricordarlo).

 

D: Cosa ti mancherà di più della tua Città, dalle porte fulgenti? Sai cosa ti aspetta in caso di fallimento?

 

M: Della mia Città difficile elencare cosa mancherà, forse che si può riassumere la pienezza di una vita confortata da umano calore ed altezza spirituale che contraddistingue i suoi abitanti, rappresentati in primis nel suo Primo Cittadino? In caso di fallimento sarà l’intera società occidentale a pagarne le conseguenze: come potrei anche minimamente valutare io, piccola spia mortale, il pondo di una tale catastrofe?

 

D: Hai già dato ordine a Sua Realtà, God Save Her, di preparare le stanze per la visita ufficiale del Tuo Sindaco?

 

M: Già da tempo i servizi segreti della mia Città sono in contatto con Sua Altezza, God Save Her. A tale scopo una umile dimora (per non attirare l’attenzione, com’è evidente) nella prima periferia londinese è già stata disposta per me e per il Mio Sindaco.

 

D: Come pensi di relazionarti con gli indigeni?

 

M: Penso che per questo la ormai collaudata conoscenza biblica, nel rispetto del Nostro Signore che sempre ci accompagna e che sempre sia lodato, sia senza dubbio la strategia più efficace.

 

D: Senti un po'... e se al tuo ritorno il tuo posto fosse occupato da qualcun altro?

 

M: excuse me? Well… I really can’t understand this question….

 

D: Varie ed eventuali?

M: con gran rammarico lascio, seppur temporaneamente e per una nobile missione, la mia terra. Posso solo dire che so di lasciare la cittadinanza nelle amorevoli e sicure mani del Sindaco d’Iram, e che aspetto una calda accoglienza al mio ritorno con brunch(es), happy hours, entrées, desserts, ricchi premi e cotillons. Vi voglio bene… Amen


scritto da gsabelli il 23:57 commenti (14) permalink


tiatèr nòz

Ieri sera il capo del villaggio e il sindaco sono stati a teatro, a vedere lo spettacolo di cui sotto (quale vis democratica, quale spirito liberale, ha dimostrato il vostro sindaco nell'andare a teatro con cotale villica compagnia...).

Promemoria delle cose buone viste:

La scenografia, e lo spazio. Un'immensa regina Elisabetta al centro del palco, verso il fondo, domina la scena. E' issata su un supporto di circa due metri. Un lunghissimo vestito rosso le scende fino a terra. Si trasforma in taverna, in letto, in palazzo reale. La regina è viva, è un'attrice. Non scende mai da lì neanche per gli applausi.

Le perversioni di Mauro Maggioni. Modi di esprimere da cui dovrei imparare di più. Una gestione libera e poco volgare della diversità, della malignità, della sporcizia dell'uomo.

Alcuni ottimi attori. L'editore di Marlowe, i due scagnozzi di Marlowe. Caratterizzati in modo molto efficace. La regina Elisabetta, lassù sul suo catafalco.

La chiusa, recitata dall'editore sul corpo morto di Marlowe. Una lunga fumata di sigaretta con "La domenica delle Salme" in sottofondo. L'artista morto, il perfido editore e la Regina, tre poteri irrimediabilmente legati tra loro. Chi soccombe? La battuta finale [prende in mano il libro] "Doctor Faustus..... venderà" [esce].

Una sorpresa: il protagonista, che era stato anche protagonista del mio cortometraggio. Non mi è mai piaciuto tanto e neanche ieri mi è piaciuto. Poca umiltà, poco spirito di servizio nei confronti dell'opera d'arte. Costantemente sopra le righe.


scritto da gsabelli il 13:34 commenti (7) permalink

domenica, febbraio 08, 2004

Bagordi cerimoniali – Auguri Città d’Iram, dalle grandi porte!

Ieri sera si sono svolti, nelle stanze del palazzo della Città d’Iram, dalle alte colonne, i bagordi cerimoniali per il suo primo genetliaco. Presenti gradite rappresentanze provenienti dai quattro angoli del mondo a noi noto. Si è consumata la conoscenza con Prometeo, giunto dalle lontane terre della bora, con il quale il sindaco ha siglato a porte chiuse un patto di duratura amicizia tra i loro popoli; con il conturbante e loquace Joakin, appena arrivato dalle lontane contee dei Paesi Baschi, e con il quale si sono intrattenuti, affascinati, tutti i convitati; con la delegazione del Regno delle Due Sicilie, rappresentato, per la sua importanza e grandezza, da ben tre legati, Festen, Olona e Fiottolino.

 

Si è andato consolidando il legame di sangue con la confraternita dei gini, tanto più che la bella principessa auro, non attesa, dopo essersi fatta in quattro per presenziare, ha portato con sè la sua ormai rinomata coiffure Haran Benjo, settando in questo modo il trend per la Città d’Iram per la prossima primavera-estate. Supportata in questo, naturalmente, da Spock, che ha portato, come donativi, squisite prelibatezze della sua galassia. Lo ringraziamo. Si sono scambiate poi affettuosità e smancerie con il bel principino di Parma. Ci auguriamo anche che la rappresentante della libera repubblica dei capelli al vento, insieme allo sregolato senza limiti, abbiano trovato i bagordi di loro gradimento. I coniugi baventorosi, rappresentanti dell’alta borghesia milanese, hanno presenziato per brevi graditi attimi: il lavoro li attendeva. Per altrettanto brevi e graditissimi attimi, la meteora Vanderbilt ha illuminato le nostre stanze, dalle alte colonne. Moderno, nel suo genere, Vanderbilt ha deliziato tutti i presenti con canti cerimoniali.

 

Una novità, nel panorama delle giovani repubbliche autarchiche: aelred ha annunciato ufficialmente la fondazione del suo villaggio. “Iniziamo con un piccolo villaggio – ha dichiarato nella conferenza stampa che ha preceduto le cerimonie – che popoleremo di guardaboschi, taglialegna, poliziotti e calciatori. Tutti assolutamente favolosi.” Uno sguardo di disappunto dal suo consorte lo ha poi fatto tacere. A questo nuovo esperimento di bio-potere va tutto il nostro interesse e la nostra simpatia. Speriamo di essere presto invitati nei suoi territori.

 

Uno scontro diplomatico, peraltro già nell’aria, si è rischiato con la Repubblica di Genova, la quale, impegnata in delicate operazioni concertistiche e di ristrutturazione interna, ha preferito non inviare delegato alcuno. La crisi era rientrata già qualche giorno prima, di fronte a un succulento banchetto africano. Messaggi di auguri sono comunque arrivati da un giovane diplomatico genovese, che ringraziamo e salutiamo. Un altro grande assente, sua altezza liala, re dell’ottovolante, ci è molto mancato. Tanti pensieri sono volati verso di lui. Speriamo li abbia avvertiti e ne sia rimasto confortato.

 

Dopo il banchetto e il piacevole salotto, la serata è proseguita con un nescafè di gruppo, e poi in un turbinio di danze. Accompagnato dal duca marquant, dal principino di parma, da joakin di euskalerria e da prometeo da monfalcone, il sindaco ha dimenato le proprie membra, osservato le piacevoli ma a tratti ipertrofiche membra altrui, capito quale sarà il suo prossimo regalo di natale: il bastone al neon rosso. Che è Chic!

 

E poi, nottata di chiacchiere di ragazze con Prometeo. In mattinata, i preparativi per la partenza di Prometeo, ricco dejeuner sulle terrazze pensili del palazzo, lambiti da un caldo sole e poi, sellati i cavalli, Prometeo ha preso la via dell’Oriente. Lo aspettiamo presto!

 

Ringraziamo tantissimo anche tutti colori che sono venuti, e che non sono stati menzionati in questo documento ufficiale. Chiediamo inoltre scusa per questa nostra mancanza. Gli scribi della Città d'Iram, dalle luminose mura, sono assai noti in tutto il globo terracqueo per la loro scarsa memoria.


scritto da gsabelli il 18:27 commenti (28) permalink

sabato, febbraio 07, 2004

Aiuto...

stanno per arrivare...

sono in tanti... e affamati...

 


scritto da gsabelli il 20:21 commenti (5) permalink


scusa non posso parlare

hai incontrato una persona. c'è qualcosa che ti lega a lei, un qualche tipo di affinità. sei curioso, contento, ti senti, in qualche modo molto sottile, compreso. c'è una bolla di profondo rispetto attorno a quello che si sta creando. improvvisamente la vita di questa persona ha un arresto. non voluto. un dolore, lancinante. è un dolore che temi anche tu, che sei destinato a provare, presto o tardi. sei scosso. quello che puoi fare è assolutamente niente. presunzione cercare di comprendere. arroganza cercare di aiutare. devi stare lì, e rispettare la bolla di rispetto. qualcuno si sta prendendo cura di lei.


scritto da gsabelli il 13:08 commenti (1) permalink

venerdì, febbraio 06, 2004

Teatro

Domenica 8 Febbraio, ore 21.00, Spazio K di via Boifava 17, a Milano. Spettacolo: "Marlowe". Drammaturgia e regia di Mauro Maggioni. Costo: 10 euro. Io vado. Qualcuno interessato? 


scritto da gsabelli il 15:54 commenti permalink


Sogno

Questa notte ho sognato che mia nonna ottantacinquenne (che non sa, unica nella famiglia, di avere un nipote assolutamente favoloso), dicevo, mia nonna decideva di mettere una sala computer nella sua casa di Bracciano. Poi mi chiamava e mi chiedeva di configurarle il suo nuovo Mac per permetterle di andare su Internet a vedere il mio blog. Io allora scappavo. Non so bene se per la paura di dover configurare un Mac o di vederla andare sul mio blog.

Sarà stato lo zighini di ieri sera?


scritto da gsabelli il 11:51 commenti (9) permalink


In memoriam aelredi

Eri diventato un punto di riferimento per noialtre.

Eri puro, illibato, fresco e sincero.

Ora entri nella città dannata e niente sarà più lo stesso.

Dovrai sopportare e alimentare commenti e pettegolezzi.

E sarai esposto alle angherie di Megaloclito.

BENVENUTA!!!!


scritto da gsabelli il 11:45 commenti (1) permalink


Torno piroettando su Caprice
scritto da gsabelli il 00:41 commenti (2) permalink

giovedì, febbraio 05, 2004

Ieri era primavera

Forse non sulla carta, ma nell'aria. Giornata molto lunga, iniziata presto e finita tardi. Sento che l'amigdala mi si risveglia, si ingrossa. Gli occhi diventano fanali. Occhi azzurri, occhi di ghiaccio. Occhi nocciola diventano occhi africani. Le teste si girano e si incontrano. Producevo una nuvoletta di quegli ormoni maschili che fanno sesso. Alle due camminavo per via Dante, diretto al CRT. Camminavo sul bordo del marciapiede, del micro-marciapiede di via Dante. Sempre su quel bordo, e da lì osservavo e incontravo. Il maglione era aperto davanti, e il cappotto anche. Oggi cambierò cappotto, ne prendo uno più leggero, quello di pelle. Non ho lasciato il bordo del marciapiede fino alla fine quando, giunto in largo Cairoli, ho attraversato la strada. Forse avevo le guance rosse, non lo so. Sono tornato con la mia nuvoletta in ufficio, dopo essermi innamorato del venditore di toner di piazza S.Agostino, dei suoi occhi verdi come un prato d'Irlanda e della sua voce roca e spezzata. In ufficio hanno detto "aiuto" "Giovanni si sta risvegliando, se quella scema sente la primavera adesso figurati ad aprile". Lo hanno detto perchè posso provocare danni, con la mia esuberanza. Io ho risposto "vi prego, aiutatemi". Poi sono andato al mio primo appuntamento con un bel ragazzo che mi ha portato a teatro. Lo spettacolo ha coronato degnamente la mia giornata ormonale. Abbiamo preso un aperitivo in piedi in mezzo a pastasciutta e fagioli e gente che ci chiedeva "scusa ti sposti, devo prendere i facioli". Si è parlato di danza. Ho incontrato e salutato due compagni della pallavvolo. "Ciao", "ciao", "Scusa mi fai prendere la pasta?". Poi abbiamo preso un altro aperitivo con toast e chinotto io sprite lui. Ieri ho bevuto ben due chinotti, segno della primavera che arriva. In teatro è stato un susseguirsi di shock. Il teatro aveva un odore dolce. A teatro trasferisco sempre l'odore dell'ambiente o delle persone che mi stanno vicino, sul corpo degli attori. In mezzo ai corpi degli attori si sente quell'odore. Ed era molto eccitante, come un libro di Genet, mi sarebbe piaciuto annusarli. Non sono mai stato in un cinema porno, temo che gli odori lì siano troppo forti. C'erano corpi che si irrigidivano, che si smollavano, che si allungavano e che si toccavano. Si incontravano senza emozione oppure con improvvise reazioni uterine. La persona con cui ero a teatro era tranquilla, abbiamo parlato, prima e dopo lo spettacolo. Lui ha guardato lo spettacolo con gli occhiali. Non abbiamo commentato in maniera forzata quello che abbiamo visto. E questo è stato un grande sollievo per me. E poi spettegolessi di ragazze. Fino a notte fonda. Che, anche se lui non voleva, mi hanno chiarito un po' di cose. E così è finita questa bella prima giornata di primavera.


scritto da gsabelli il 11:46 commenti (8) permalink


Sono felice. Perchè domattina posso dormire. E posso farmi i santi cazzi miei.
scritto da gsabelli il 00:24 commenti (3) permalink

mercoledì, febbraio 04, 2004

La mia inclinazione per la solitudine mi spingeva a cercare le terre più vergini (Jean Genet - Pompe funebri)

...perché comunque l’interessante è viaggiare su un filo di rasoio dove né io né gli altri sappiamo dove stiamo andando, attraversiamo un’esperienza. (Danio Manfredini)

Quando parlo di sensazione, non parlo necessariamente di consapevolezza immaginativa; per me la sensazione viene ancora prima della consapevolezza immaginativa, che emerge quando riesci a ricreare la sensazione perché hai capito a che cosa attingi per provare quella sensazione. Inizialmente hai una sensazione, che come tale esiste e ti dà un ritmo, ti offre una possibilità di azione, di densità fisica nello spazio, di presenza. Però non sai necessariamente come ricrearla, quella cosa; ma puoi attingere a un immaginario che è un deposito di esperienza personale. E quando suoni un certo tasto, si genera una determinata sensazione: a quel punto hai attinto a una consapevolezza di tipo immaginativo-esperienziale per ricreare quella sensazione, che magari originariamente era una pura sensazione, data dal corpo. E’ come se il corpo facesse un movimento e quel movimento ti procurasse una sensazione, e tu avverti che quella è la sensazione sulla quale dovresti lavorare. Cioè ti accorgi che quel movimento sta toccando in te qualcosa che ti interessa, ma non sai come sostenere quella sensazione, finché mentalmente non riesci a capire qual è - dentro di te - il deposito di immaginario che ti genera quella sensazione. Ma è sempre un lavoro dove non c’è necessariamente un prima o un dopo, c’è sempre un passaggio, un’osmosi... (Danio Manfredini)

I sassi, i ciottoli della strada avevano una loro sensibilità dalla quale dovevo farmi riconoscere. Gli alberi si stupivano di vedermi. La mia paura si chiamava panico. Di ogni oggetto, ne liberava lo spirito che per commuoversi non aspettava altro che il mio tremore. Intorno a me il mondo inanimato fremeva sommesso. Persino alla pioggia avrei potuto parlare. (Jean Genet - Diario del ladro)

Gesù, tu non hai pietà di me. O forse si? (Danio Manfredini)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dunque il tuo punto di riferimento sono le arti visive... che differenze vedi allora tra il lavoro dell’attore e quello del pittore o dello scultore?


scritto da gsabelli il 23:22 commenti (3) permalink

martedì, febbraio 03, 2004

Dona la midolla!

Domattina andrò a fare il primo prelievo di sangue per diventare donatore di midollo osseo. Tra le 8.00 e le 9.00 del mattino presso il centro trasfusionale dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano. Qualcuno desidera aggregarsi?

Non dovreste avere più di 35 anni, e dovete pesare più di 50 kg. Dovete inoltre soddisfare altri requisiti che trovate comunque sul sito dell'ADMO. I trapianti di midollo osseo possono guarire pazienti affetti da leucemie ed altri linfomi. Anche qui, le infomrazioni complete le trovate sul sito.

Il prelievo di domani serve da "tipizzazione" del sangue. Non è detto che poi si venga chiamati a donare. Se si è considerati idonei alla donazione, si viene inseriti in un database mondiale (la compatibilità di midollo osseo è così rara che spesso si trova una sola persona al mondo in grado di donare il proprio midollo ad un'altra).


scritto da gsabelli il 11:21 commenti (22) permalink


beware of science

L'ennesima lettura scientifica dell'omosessualità.

Sociodarwinismo illuminato. New Scientist pubblica i risultati di una ricerca di Joan Roughgarden, biologa della Stanford University, la quale contesta l'anti-adattività del comportamento omosessuale. Tali comportamenti, infatti, "funzionerebbero" da collante sociale. Mi fa venire in mente quegli studi culturali su società in cui l'omosessuale è un po' lo zietto del gruppo, alleva i bambini, è protagonista di attività rituali, non contribuisce nè ai compiti degli uomini, nè a quelli delle donne, e si costituisce nel cosiddetto terzo sesso. Il comportamento omosessuale, onnipresente nelle specie animali, sarebbe, secondo la biologa, un fattore che aumenta le probabilità di sopravvivenza del gruppo.

 Questo suo contributo potrebbe essere un primo passetto per contrastare il darwinismo di certa sociobiologia. Tuttavia mi rimane il dubbio: perchè negli animali tutto scorre, mentre per noi personcine a modo, di fronte al desiderio omosessuale, tutto si blocca? Guy de Hocquenghem scrive, nel lontano 1972, che se la società intera cerca di sradicare-stigmatizzare comportamenti sessuali anomali di un esigua minoranza, allora forse il problema non risiede nel comportamento di quell'esigua minoranza: c'è qualcosa che non va nella restante maggioranza. Impariamo dalle scimmie bonobo.


scritto da gsabelli il 10:56 commenti (7) permalink

lunedì, febbraio 02, 2004

Firulì Firulà,

cosa c'è qui a sinistra?

Sarà mica una novità?

Un omino verde di marte ha cancellato la novità. Chi c'era c'era, chi non c'era cacchi sua. Nè, gino?


scritto da gsabelli il 23:08 commenti (6) permalink


Esco in terrazza per prendere una bottiglia d'acqua. "Quanta luce!" - "La luna!" - "Le stelle!". A Milano le stelle sono una sciccheria. Vedo di fronte a me la costellazione d'Orione e la sua cintura, il mio terrazzo è rivolto a sud. Poi ne vedo tante altre ma non capisco che costellazioni sono. Prendo un po' di tintarella di luna. Poi prendo l'acqua e rientro. Stasera la lezione di danza è stata particolarmente bella. Era l'inizio del secondo quadrimestre, il maestro ci ha trattati male per la prima volta, poi ci ha fatto lavorare su una sequenza relativamente facile e di largo respiro. Era bello sentire l'aria che entrava nei polmoni e tra le braccia, e l'equilibrio che si perdeva per poi essere recuperato, i piedi che strisciavano sul legno ingannando il resto del corpo. Me li sono tutti sbregati. Il cazziatone ha avuto l'effetto di farci comprimere e poi liberare un sacco di energia. Sono uscito da lezione molto felice.  


scritto da gsabelli il 23:06 commenti permalink


Blog contro

Perchè qualcuno non mi spiega cosa è frullato nella testa dell'urbanista che si è occupato delle corsie preferenziali per biciclette di viale Molise a Milano? Perchè le ha ricoperte di uno strato di ghiaia? Perchè ricoprire le corsie preferenziali di ghiaia? Perchè? Sono pure in salita. Caprice ha slittato. E io sopra di lui. Perchè mettere ghiaia su corsie per biciclette? In salita. Si slitta. Cemento non è meglio? In Olanda ci sono corsie preferenziali per biciclette ricoperte di ghiaia? Ma manco per sogno! Perchè? Forse perchè non tutti hanno biciclette con pneumatici da camel trophy? Forse per questo?

Questo è anche un blog di denuncia.

Perchè?


scritto da gsabelli il 19:38 commenti (4) permalink