mercoledì, marzo 31, 2004
Ieri sera ho visto questo film qua. Di Robert Altman.
E' un'interessantissima spatafiata sulla danza, sui meccanismi che animano il mondo della danza "ufficiale", di una delle compagnie di balletto più importanti al mondo, il Joffrey Ballet di Chicago. Una compagnia di balletto classico assai poco ortodossa, animata da profonde vene di innovazione. Epperò al suo interno una macchina tritasassi passa su tutti i ballerini, uno per uno, e li rende docili, fisicamente e, soprattutto, moralmente. Riesce chi non si ribella, chi accetta gli isterismi del direttore, le beghe tra maestri, le rivalità tra studenti-ballerini, chi sottomette il proprio interesse a quello della compagnia. Una grande Famiglia, insomma. Una famiglia in cui, durante le prove, hai sempre qualcuno dietro che prova i tuoi stessi passi, perchè nel caso ti facessi male hai una sostituzione bell'e pronta: e in questo caso sopporti con abnegazione di metterti da parte e stare a guardare chi, per sua natura, o semplicemente per caso, ha i tendini più forti dei tuoi. Terribile, insomma. Mi è piaciuto il voluto appiattimento psicologico dei personaggi, mi è piaciuto il rumore delle scarpette sul legno, il rumore dei vestiti che strusciavano sul pavimento. Un grande film insomma, da consigliare a ogni amante della danza. E mi è piaciuto soprattutto lui. 
scritto da gsabelli il 11:05 commenti (12) permalink
lunedì, marzo 29, 2004
Questa sera è successa una cosa molto bella. Uscivo di casa per recarmi a lezione di danza. Stato emotivo e mentale: ironico-sarcastico-abbattuto, occhi iniettati di sangue. Giungevo in strada e squillava il cellulare. Giorgio. Giorgio mi chiamava, praticamente a 50 metri da me, di fronte al Ciak, e mi invitava al concerto di Meredith Monk. Di Meredith Monk avevo letto qualcosa stamattina sull'autobus. Interessante, mi ero detto, devo andarci. Accettavo quindi subito il suo invito. Il biglietto l'aveva già comprato, lui, ma ho trovato lo stesso un posto accanto a lui, prima fila balconata. Poi siamo tornati a casa mia, a mangiarci del prosciutto e berci del buon prosecco sgasato, e a raccontarci le nostre ultime, prima del concerto.
Il concerto è stato qualcosa di entusiasmante, elettrizzante e rilassante. Meredtih Monk, una streghetta, canta, danza, crea coreografie, gira video, compone musica. Insieme a lei il suo Ensemble: altri tre cantanti-danzatori e tre musicisti.
Qua potete vedere un breve video. E qua ne potete vedere pure un altro.
Vorrei tanto consigliarvi di correre al concerto, ma temo sia stata una prima ed un'unica.
Ahimè, non tutti sono fortunati ad avere amici come Giorgio.
scritto da gsabelli il 23:50 commenti (9) permalink
Forse qualcuno avrà notato un'interruzione dell'attività di irma. Ecco, devo dirvi che irma sta lavorando per voi. Si tesori, irma vi ama tutti; irma ama dio, in primis, e poi i suoi fan. Irma sta vivendo una situazione alquanto interessante, e se non fosse provvista della giusta ironia, irma sarebbe già uscita pazza, oppure con qualche disturbo psicosomatico, tipo brufolite acuta, petomania occulta, o tic nervoso. Ma irma l'anarchica si arma sempre di una buona dose di ironia, e sta sopravvivendo anche a questo. Tutto ciò per dirvi che irma sta lavorando al prossimo, freschissimo, post: Marlon - attorgiovane esistenzialista. E con questo irma farà una breve incursione nel contemporaneo. Moderna, lei!
Di prossima pubblicazione.
scritto da gsabelli il 20:06 commenti (3) permalink
Un uomo con protesi acuminate ai denti. Un uomo che, indossate le protesi, succhia il sangue a delle ragazze. Il mio sogno di stanotte.
Sogno o son desto?
scritto da gsabelli il 12:43 commenti (4) permalink
venerdì, marzo 26, 2004
Peggio della Sibilla
Porca puttana! Stavo per mettermi a scrivere un post sui miei casini relazionali dell'ultima settimana e sulla mia incapacità di questi giorni di prendere una qualsivoglia decisione quando ho pensato: cià (ho pensato proprio: "cià"), andiamo a leggerci cosa scrive Brezsny. Ecco quello che scrive.
"Non ho molta pazienza con le persone che perpetuano gli stereotipi etnici, e allo stesso modo fremo davanti agli astrologi che danno per scontato che tutte le Bilancia sono imperturbabilmente condiscendenti, ossessionate dalle relazioni e incapaci di prendere una decisione. Anche se contengono un granello di verità, queste caratterizzazioni diventano opprimenti se vengono considerate immutabili come le leggi cosmiche. Devi avere la libertà di protestare ogni tanto, soprattutto quando una situazione è diventata talmente colma d'inganni e illusioni che rischia di far male alle persone.
Restare imperturbabilmente condiscendente di fronte a un casino del genere sarebbe sbagliato. E allo stesso modo, a volte devi dimenticare cosa è meglio per una relazione e concentrarti invece su quello che è meglio per te. Questo, Bilancia, è uno dei momenti in cui hai la licenza di ribellarti agli stereotipi astrologici."
Ma perchè ci azzecca sempre quel benedetto uomo? Sono persino un po' stufo che Rob mi sputtani settimana dopo settimana...
scritto da gsabelli il 16:35 commenti (11) permalink
giovedì, marzo 25, 2004

La terra desolata, Teatro dell'Elfo (Milano), cooperativa teatrale Dioniso
da vedere
scritto da gsabelli il 23:15 commenti (7) permalink
Risalendo la corrente
C'è un filo rosso che mi lega alle persone che si chiamano Davide (questa non vuole essere una dichiarazione per deep, quella è già avvenuta in privata sede). Quando qualcuno mi si presenta e mi dice di chiamarsi Davide appare magicamente un bollino sulla sua fronte. E in questo periodo ce ne sono un po' di Davidi in giro. Oggi s'è un po' chiuso il cerchio, una mano invisibile ha tirato il filo rosso facendomi avvicinare alla sorgente di tutto ciò. Il mio primo Davide. Il mio amico d'infanzia. Dai 5 ai 12 anni sempre insieme. Lui viveva in cascina, io passavo quasi tutti i fine settimana da lui, prima a rotolarci nelle pozzanghere, poi a distruggere i televisori abbandonati e a prenderne i transistor, poi a comprare i "cicconi" al bar del Saini, poi a giocare a space invaders sempre nel bar del Saini, poi, naturalmente, giunti gli 11 anni, a pasticciarci insieme in tutti i bagni che trovavamo. Dopodichè ci siamo allontanati, lui ha fatto una scuola, io un'altra, ognuno per la sua strada. Ogni tanto ci siamo rivisti. Ero molto legato a lui e alla sua famiglia, a suo fratello minore e a sua madre.
Oggi, per puro caso, ma in realtà perchè la mano invisibile ha voluto così, ho incontrato suo fratello minore mentre volantinavo alla Statale. Non vedo Davide da circa cinque anni. In questi cinque anni è "sbroccato" (parole del fratello): ora è ricoverato nel reparto di psichiatria di un ospedale milanese. Ultimamente avevo avuto sentore di un qualche suo strano disagio, nei confronti del lavoro, che non riusciva a trovare, nei confronti delle persone, di cui non riusciva a fidarsi. Tutto questo s'è trasformato lentamente in una depressione profonda e poi in deliri maniacali.
Starà lì qualche tempo, in terapia farmacologia, e poi verrà trasferito in una comunità, dove cercherà di “imparare a vivere”. Mi sembra così strano che Davide abbia bisogno di imparare a vivere, sento piuttosto che tutti gli altri abbiano bisogno di imparare a comportarsi bene con lui, me compreso. Spesso le pressioni dall’esterno che ti spingono a fare le cose, a vivere in un certo modo, se non vuoi vivere in quel modo possono spiaccicarti a terra. Come è successo a Davide. Non so, oggi ho proprio la sensazione che si sia chiuso qualcosa. Che si sia strappato il filo.
scritto da gsabelli il 16:55 commenti (6) permalink
Buone nuove da Ivrea
Fatima Mouayache potrà svolgere il suo tirocinio nell'asilo comunale di Ivrea, grazie anche al sindaco (diessino) della città, che ieri dichiarò a Repubblica: "contro l'imbecillità umana non c'è niente da dire". Bene, lui non ha detto, ma ha fatto. La Lega parla di intercessione centralista, a proposito dell'intervento di Pisanu di ieri e di Fini e Moratti di oggi, tutti e tre per fortuna contrari all'esclusione di Fatima dall'asilo di Samone.
Rimane il fatto che Miele&Cricri, l'orribile asilo di bimbi padani, per ora l'ha scampata bella. Un comportamento chiaramente fuori legge non è per ora stato sanzionato in alcuna maniera. E probabilmente non lo sarà.
C'è qualcosa che si può fare?
scritto da gsabelli il 15:51 commenti (2) permalink
mercoledì, marzo 24, 2004
Ancora su Fatima
Interviene Pisanu, Beppe. E dice: Asilo, prendete subito Fatima, non fate i cattivoni. Miele&cricri dicono: ormai è troppo tardi, avete fatto il patatrac e ora noi non torniamo più indietro (testuali parole: "Dopo tutto quello che è successo, in ogni caso, qui non la vogliamo più"). Miele&cricri non capiscono, anzi, probabilmente lo capiscono benissimo, che il patatrac l'hanno fatto loro. Insomma, questa islamica non la vogliono. Nè con velo nè senza velo.
Giancarlo Mola, su Repubblica di oggi, pagina 12, scrive che Fatima non è stata presa a causa della sua volontà di indossare il velo anche in classe. Beh, non è proprio così. A Fatima nessuno l'aveva ancora detto che il suo velo non sarebbe stato accettato. E' un po' come se Maria Pinzillaccheri non venisse assunta a causa della sua volontà di portare le mutande sotto i pantaloni. Non è che uno questa volontà ce l'ha o non ce l'ha, è semplicemente abituato a mettersi le mutande sotto i pantaloni. Nessuno le ha chiesto: Vieni solo se non ti proibiamo di portare il velo? Nè Fatima ha avuto l'occasione di rispondere: Si, vengo solo se posso portare il velo, italiani di merda. Nessuno le ha chiesto niente, ribadisco.
Un genitore intervistato afferma: "Io dico solo che i nostri figli sono molto piccoli. Fargli capire il perchè del velo sarebbe stato estremamente difficile". Io sostengo che tanti genitori andrebbero educati. Mio nipote, a 4 anni, aveva capito perfettamente, senza che nessuno glielo spiegasse, che rapporto c'era tra me e il mio fidanzato, e che questo rapporto era molto simile a quello che c'era tra sua mamma e suo papà. Incredibile, no? In ogni caso, se proprio il suo pargoletto gli chiede: "ma che è quella cosa che Fatima c'ha sulla crapa, papi?" Un papi moderno potrebbe anche sforzarsi di spiegarglielo, visto che bene o male di foulard ne vedremo sempre di più...
Tutta questa storia ha veramente dell'incredibile. Spero solo che Fatima non ascolti Pisanu, che Miele&cricri non ascoltino Pisanu, e che Fatima trascini Miele&cricri in tribunale. Visto che ne ha il diritto e, a questo punto, anche il dovere.
scritto da gsabelli il 13:22 commenti (16) permalink
YMCA e Greta Garbo
Sotto consiglio di un ottovolante, sono corso in libreria a comprare preghiere esaudite, di truman capote. E ho iniziato a leggerlo con voracità.
E' bellissimo.
Vorrei riportarne due brevissimi stralci. Il primo è dedicato a tutti coloro che, ogni volta che in discoteca viene messa la canzone YMCA dei Village People (uaaaai - èm - sì - èi), mi chiedono: "Ma perchè voi gay impazzite ogni volta che mettono questa canzone? Di cosa parla? Cosa significa YMCA? Che c'entrano gli ostelli della gioventù cristiana con voi gay? Ma voi gay, perchè fate queste mosse con le vostre braccia gay?" (Ho amici molto liberal).
"[Il protagonista del romanzo vive allo YMCA di New York] E' in corso un'ondata di caldo settembrino e la mia stanza è così piccola e rovente che devo lasciare la porta aperta giorno e notte, e questo è increscioso perchè, come in quasi tutte le sedi della Young Men's Christian Association, i corridoi sono tutto un mormorio di passi felpati di cristiani libidinosi; se lasci la porta a perta, lo scambiano spesso per un invito. Ma non da parte mia, nossignore."
Ecco, spero di aver risposto alle vostre domande.
Il secondo brano, non ha bisogno di introduzione, è fantastico in sè.
"[si parla di un salotto letterario di New York] Vi conobbi Jean Cocteau - una luce laser ambulante con un ramoscello di mughetto all'occhiello; mi domandò se ero tatuato, e quando gli dissi di no, i suoi occhi troppo intelligenti divennero vitrei e scivolarono altrove. Da Boaty, venivano ogni tanto sia la Dietrich sia la Garbo, quest'ultima sempre accompagnata da Cecil Beaton, che avevo conosciuto quando mi aveva fotografato per la rivista di Boaty (un dialoghetto ascoltato per caso tra i due: Beaton: "La cosa più penosa dell'invecchiare è la scoperta che i miei genitali stanno rimpicciolendo." Garbo, dopo una lugubre pausa: "Ah, potessi dire lo stesso anch'io!")"
scritto da gsabelli il 12:29 commenti (5) permalink
martedì, marzo 23, 2004
Ma io il velo non lo porto... - Si invece, negra di merda!
Questa storia ha dell'incredibile, e mi fa parecchio incazzare. C'è Fatima Mouayache, donna 40enne marocchina, che decide di frequentare un corso professionale per educatrici di prima infanzia ad Ivrea. Un corso che prevede 1000 ore di formazione e 500 di tirocinio. Fatima frequenta il corso con ottimi risultati e al termine della sua formazione viene mandata ad un asilo nido per effettuare il tirocinio. Fatima è musulmana e porta il velo, lo hijab islamico, il foulard, quel pezzo di stoffa, insomma, che le copre i capelli. La risposta dell'asilo nido all'ente organizzatore del corso è stata che no, non si può accettare una donna che porti il velo, potrebbe spaventare i bambini. Fatima dice: Ma no, guardate, io il velo posso anche togliermelo, non capisco il perchè, ma a questo lavoro tengo così tanto che posso rinunciare a un precetto della mia religione. Ormai la decisione è presa, Fatima non è accettata dall'asilo e per ora non può concludere la sua formazione. L'asilo Miele&Cricri è gestito da Cristina Ferrari (cricri) e da Miriam Meli (Miele&) e queste due donne, sedicenti professioniste di educazione della prima infanzia, non hanno mai interloquito direttamente con lei. A Fatima, infatti, tutto è stato comunicato come una decisione già presa. Tu sei musulmana e quindi porti il velo, e portare il velo significa portare grane. Voi affidereste i vostri figli a due tizie come queste qua?
La legge italiana in materia è molto chiara: l'articolo 43 del decreto legge 286/98 dice che non sono ammesse discriminazioni per motivi nazionali, etnici, religiosi e culturali, sia nei luoghi pubblici, sia in quelli privati. Ed è una legge che vale anche per i datori di lavoro. Fatima ha quindi la possibilità di portare Miele e Cricri di fronte a un giudice civile, con buone possibilità di vincere, e spero vivamente che lo faccia.
Fatima ha ricevuto anche il sostegno della comunità marocchina di Ivrea. Di fronte alla possibilità di un lavoro, del lavoro che lei sogna e per il quale ha studiato, non c'è precetto religioso che tenga. Fatima, via questo velo! - dice la comunità marocchina. Fatima risponde: sono d'accordo con loro, ma ancora nessuno mi ha chiesto di togliermi il velo!
Cosa fa arrabbiare più di tutto Fatima?
Penso alle suore cattoliche, penso che il loro vestito non sia poi così diverso dal mio.
Io penso che lo sia, invece, e che faccia molto più paura di un foulard colorato in testa.
scritto da gsabelli il 11:44 commenti (14) permalink
Liberamente tratto da
La mia Africa:
quando gli dei decidono di punirti, soddisfano i tuoi desideri.
Lo so, lo so, il solito giacomo leopardi dei poveri. Ma ho il forte presentimento che il mio karma, improvvisamente giratosi verso il sole, presto riprenderà il suo trend negativo.
scritto da gsabelli il 11:20 commenti (2) permalink
venerdì, marzo 19, 2004
In questi giorni ho apprezzato: la semplicità e la poesia di alcuni articoli del codice civile, il sole, il pesce, la gattina troietta che è diventata mia amica dopo tre secondi e mi ha seguito per tutta l'isola (ha molto da insegnarmi...), un bellissimo giro in barca, un rifugio lassù in alto arredato come la casa della nonna, i pesci che saltano sull'acqua, i vulcani, un pranzo felliniano seduto accanto a giovani pescatori, donnone americane e uomini d'affari, attorno a un tavolo piazzato in mezzo al lungomare chiuso al traffico, i puntualissimi ritardi della airone, gli alberi appesantiti dai limoni, i trifogli in fiore, gli sguardi dei siciliani.
scritto da gsabelli il 08:37 commenti (10) permalink
giovedì, marzo 18, 2004
Compiti a casa
Nella fatica del blog-aggiornamento, nell'ansia di leggere gli arretrati, i miei blogger preferiti rimangono ufficialmente ottovolanteliala e zittialcinema, che in tre giorni hanno scritto solo due-tre post ciascuno, diversi, belli e concisi. E mi risparmiano occhi brucianti di fronte a uno schermo. Grazie rega'.
scritto da gsabelli il 20:48 commenti (1) permalink
lo so, lo so... qualcuno si era già affezionato a Toshiro, ma io sono tornato! dimenticatevelo, ora scenderà inesorabilmente verso il basso. Come tutto.
scritto da gsabelli il 20:34 commenti permalink
domenica, marzo 14, 2004
La città di Irma
#3 TOSHIRO - L'intesa
Un bel dì decisi di frequentare un corso di francese. Non imparai un tubo, perché passavo tutto il tempo a guardare Toshiro. Toshiro si sedeva sempre di fronte a me – la disposizione dei posti nella classe era decisamente irregolare. Mi guardava spesso e io ricambiavo. Toshiro è, ad oggi, il ragazzo più bello e magnetico che io abbia mai conosciuto. Due occhi azzurri di ghiaccio, lineamenti greci, capelli castani cortissimi, fisico maremmano, modi bruschi con qualcosa di dolcissimo. Quando a Siena conosci uno così, non passa giornata che non lo cerchi con lo sguardo all’università, in mensa, girato ogni angolo, in Piazza del Campo la sera. Ogni tanto ci si incontrava. Eravamo attratti l’uno verso l’altro da qualcosa che ci legava intimamente, un modo di comunicare, di guardare le cose, di toccarci. Uno di quei rapporti che non ci mette tanto a decollare, non deve fare i conti con troppi fraintendimenti o troppe seghe mentali: come accendere un fuoco con una persona che sa come si fa. Toshiro è di Grosseto. Con Toshiro ho scoperto la Maremma, una delle terre a cui mi sento più legato. Aveva una R4, la Biebbia, che non viaggiava a più di 60 km all’ora. Abbiamo girato la Maremma grossetana in lungo e in largo, sulla Biebbia. Adoravo quando guidavo io e lui si addormentava sul sedile accanto mentre gli accarezzavo la nuca. Spesso il fine settimana lo passavo da lui. Toshiro ha un fratello, Mifune, più giovane di noi, bello come il sole, occhi azzurri come i suoi e capelli ricci biondi. Il fratello, due anni dopo averlo conosciuto, si è trasferito a Roma e ha fatto il coming out. Toshiro non l’ha mai fatto il coming out, mi ha solo detto una frase, dopo la quale, credo, non l’ho visto più. Nei fine settimana che passavo con la sua famiglia a Grosseto dormivo in camera con lui, in un letto matrimoniale, mentre lui dormiva in un letto singolo. Toshiro era sonnambulo. Spesso si svegliava nel cuore della notte e iniziava a parlarmi, con frasi sconnesse da qualsiasi contesto, senza ascoltare le mie risposte e le mie domande. Poi si rimetteva giù a dormire. A volte si alzava e andava in giro per casa. Altre volte si alzava e entrava nel letto con me. Toshiro dormiva sempre nudo, e per me era una tortura averlo vicino nudo e non poterlo svegliare. Aveva un odore intenso, che rimaneva sulle magliette che mi prestava quando io mi dimenticavo di portarle. La nostra era diventata un’amicizia esclusiva, priva di sesso e carica di erotismo. Le cose iniziarono a incrinarsi con l’arrivo di Kaori, una giovane e bella maremmana, che lavorava all’ippodromo, carica di ormone e con due grosse tette. Le nostre gite cominciarono ad essere gite a tre. Poi io iniziai a chiedere a Mifune di accompagnarci. Con Mifune facevamo strani discorsi sulla vita, seduti sugli scogli. I suoi occhi brillavano sofferenti, i miei, probabilmente, pure. Un’estate partimmo per un mese a viaggiammo nella Spagna del Nord e in Portogallo. L’anno dopo, sia Toshiro che io facemmo domanda per l’Erasmus. Io chiesi Galway, lui Lille. Lui mi “rubò” la borsa di Galway, io ottenni Heidelberg. Decidemmo che l’avrei accompagnato a Galway, per un ultimo viaggio insieme. Ci andammo sulla Biebbia, attrezzata da campeggio: i sedili dietro erano stati staccati, in modo da poterci dormire abbastanza comodamente e allungando le gambe. Attraversammo Francia, Belgio, Inghilterra, Scozia, Irlanda del Nord e arrivammo a Galway dopo due settimane circa. Mi ricordo l’Irlanda del Nord, uno dei più bei posti che io abbia mai visto in Europa. Verde, cordiale, sorridente, lussureggiante, flagellata e drammaticamente malinconica. A Belfast dormimmo una notte in Biebbia, ai margini della città, con gli elicotteri che ci svegliavano ogni ora passando sulle nostre teste; mi ricordo di una bomba esplosa in un taxi per turisti, il giorno stesso che il gestore dell’ostello ci chiese se volevamo fare un giro su uno di questi taxi; mi ricordo di un ostello, nel cuore dell’Ulster, che era in realtà un castello, in cui stavamo soggiornando solo noi due e la gestrice. Al mattino ci svegliammo con i canti di lei che stava dando da mangiare ai pavoni di fronte alla porta della nostra camera (la nostra camera dava direttamente sul cortile del castello). Mi ricordo anche di una notte in Biebbia in cui cercai di baciare Toshiro e lui girò la testa dall’altra parte. Di questo non parlammo mai. Poi arrivammo a Galway, lo lasciai ospite in una casa di fronte a un’estesissima torbiera. Poi tornai in Italia in aereo, dovevo prepararmi anch’io per la Germania. Qualche mese dopo lui venne a trovarmi a Heidelberg e insieme poi andammo a Galway. Eravamo entrambi terribilmente cambiati, lui era più duro con me, io più remissivo con lui. Facemmo un giro nel Donegal con una sua amica e la sua ragazza di lì, una rossa irlandese, tanto per essere originale. Io non mi trovai per niente bene. Ci rincontrammo mesi dopo a Siena. Avevamo sentito da amici comuni che ci trovavamo entrambi a Siena in quei giorni d'estate, in cui siena si svuota della popolazione studentesca e si riempie di tedeschi inglesi americani giapponesi. Ci cercammo e ci trovammo per caso in via delle Terme. Io ero nell’euforia del coming out, dopo il ritorno dalla Germania. Lo feci anche con lui. Lui mi raccontò di un tizio americano che gli aveva chiesto di fare sesso con lui. Lui aveva rifiutato. Io gli chiesi: “E se te l’avessi chiesto io?”. Lui rispose: “Se me l’avessi chiesto tu, ti avrei detto di sì”.
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sabato, marzo 13, 2004
Scrivo per far scorrere in basso il Cristo Morto. Con tutto il rispetto parlando.
Tre giorni particolarmente intensi al lavoro, devo preparare l’ufficio alla mia assenza della settimana prossima. Capirai…
Intensi sul piano emotivo: fraintendimenti, spiegazioni, dubbi e tribolazioni. Con lieto fine: una notte baciato senza sosta. Che lusso!
E fisico: tanto che, arrivato a casa dal lavoro, prima di uscire per danza e pallavolo, avevo bisogno di dormire dieci minuti. Ho scoperto la fatica come risorsa, uno stacco del cervello e una perdita di controlli estremamente positiva.
Poi ho visto un film bello, Vestito per uccidere, di Brian De Palma. “I loved our night”, scrive la protagonista al suo amante conosciuto il pomeriggio stesso, prima di essere uccisa in ascensore. “I loved our night” è scritto su un biglietto che mi è stato lasciato questa mattina sul tavolo da pranzo. C’è da aggiungere altro?
E ho visto anche uno spettacolo brutto, ieri sera alla Comuna Baires. Dove peraltro, essendo in ottima compagnia di altri quattro bei maschioni, sono stato benissimo.
Cristo Morto, sei abbastanza in basso ora?
scritto da gsabelli il 17:48 commenti (6) permalink
mercoledì, marzo 10, 2004
Defibrillate me (e pure Ratzinger)
Parto dalla constatazione che quest'oggi avrei bisogno di un buon defibrillatore (e non solo per intascarmi il gel). Non si può che partire da se stessi, senza accento. Detto questo, mi imbatto in La Repubblica, uno dei quotidiani più letti dagli italiani, dopo la Gazzetta dello Sport e il Corsera. In prima pagina, in basso, l'abbocco di un articolo scritto dal cardinale Ratzinger. Il tema è la Pasqua. Attuale, direi. Potrei imparare qualcosa di nuovo su questi strani cattolici. Comincio a leggerlo:
"Ogni anno, nella liturgia delle ore del tempo di Quaresima, torna a colpirmi un paradosso che s'incontra nei vespri del lunedì della seconda settimana del Salterio. Qui, una accanto all'altra, rincorrono due antifone - una per il tempo di Quaresima, l'altra per la settimana Santa - che introducono il salmo 44, offrendone però una chiave interpretativa del tutto contrapposta." SEGUE A PAGINA 36.
Allora: cos'è la liturgia delle ore? E i vespri del lunedì? E il Salterio? Un'antifona cosa sarebbe? E perchè è strano che due antifone, una per il tempo di Quaresima e l'altra per la settimana Santa, offrano chiavi interpretative diverse del salmo 44?
Vado a pagina 36 e non trovo alcuna risposta a queste mie innocenti domande. Vi si parla del rapporto sponsale di Cristo con la sua Chiesa, della Verità della Bellezza, di una Bellezza che non risveglia la nostalgia dell'indicibile, della bellezza "veramente divina", della vera conoscenza, attraverso l'incontro personale con la Bellezza della verità che salva.
Trovo affascinante la chiusura del mondo cattolico nei confronti dell'esterno. Di tutto ciò che cattolico non è. A pagina 35 Thomas Cahill scrive che "Gesù Cristo è l'unica personalità che ha rivoluzionato per sempre il mondo". Caro Thomas, dillo ai miliardi di cinesi e di indiani. Gesù Cristo non è arrivato così lontano, eppure il mondo è anche quello. Oppure, caro Thomas, rifletti su come l'uomo ha violentato il mondo nel nome di Gesù Cristo. Trovo affascinante tutto questo: mi sembra come se chi fa questo tipo di discorsi si crogiolasse nell'avere una marcia in meno, piuttosto che sforzarsi di migliorare.
Defibrillatore pure a Thomas Cahill, prego.
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lunedì, marzo 08, 2004
La città di Irma
#2 PEDRO - La prima volta
Sbarco a Siena a 19 anni. Son qui per studiare, conosco solo Mikula, che però è già una spia ed è sempre in incognito, difficile trovarla. Un giorno decido di incontrare il fantomatico Pedro, amico di un mio compagno di classe delle medie. L’avevo chiamato già da Milano, e ci incontriamo qualche giorno dopo il mio sbarco in Toscana. L’appuntamento è in piazza della Posta, volgarmente detta Piazza Matteotti. E’ bassetto, tarchiatello, occhi verdi, particolarmente privo di qualsiasi fascino. Non mi ricordo il nostro dialogo, ricordo solo che prendiamo un gelato e passeggiamo un po’ per le bellissime vie del centro. Probabilmente gli faccio domande su Siena, probabilmente lui fa il senese sborone e mi dice quanto è unica al mondo la sua città. Poi tutto d’un tratto comincia a dirmi che gli piacciono i miei occhi.
Io sono una verginella; mi sono innamorato solo una volta, di un amore puramente platonico e non corrisposto, a 17 anni. Da allora niente di niente. E’ la prima volta che ricevo dei complimenti sul mio aspetto fisico da un uomo. Sulla mia reazione alle sue lusinghe ho ora il buio più completo. In realtà anche ora, a ventisette anni suonati, reagisco male ai complimenti. Forse ho iniziato proprio in quel momento.Tutto sommato però la cosa mi intriga, se finisco nella sua macchina diretto a casa sua. A dire il vero lui non mi dice di abitare a 20 km dalla città. Pedro ha 33 anni e vive con i suoi in un borgo piuttosto moderno fuori Siena, stile Poggibonsi. Non ricordo più il nome e non saprei neanche ritornarci. Pedro parcheggia la macchina e mi conduce verso casa. Arrivati a qualche metro dalla sua villetta bifamilare, devia e imbocca la rampa che porta al garage. Mi dice che quella è la sua “vera” stanza. Entriamo in garage, che effettivamente è arredato come una stanza da letto, molto ampia. C’è anche un bagno. Di quel pomeriggio ho solo ricordi vaghi, quindi andrò per impressioni. Mi ricordo di un acquario con dei piranha e di un ampio terrario con dentro una tartaruga. Mi avvicino alla tartaruga, allungo la mano e la tartaruga, correndo ad una velocità pazzesca si avventa sul dito e me lo morde. Ha il muso spigoloso, per niente tondo come le tartarughe che mangiano le foglie di lattuga e che camminano lente nei gardini. Infatti è una tartaruga carnivora. Pedro mi avvisa di ciò dopo che i dentini del cazzo del suo animale domestico si sono ficcati nel mio ditino del cazzo. Grazie. Credo che in tutto questo Pedro avesse già iniziato la pratica di avvicinamento “fisico”, allungando di quando in quando qualche carezza. Poco gli importava della mia nascente e burrascosa relazione con la sua tartaruga carnivora. Insomma mi ritrovo su uno sgabello vicino al suo letto, con lui dietro di me seduto sul bordo del letto, a guardare un video. Si tratta di un video porno girato da lui con dei suoi amici. E’ la storia di un dottore e di un malato. L’amico del malato va a prendere il dottore in stazione, alla stazione di Siena. Porta il dottore a casa e questo inizia a visitare il malato. Ovviamente va a finire che il dottore si tromba il malato mentre l’amico (Pedro) guarda da lontano e si masturba. Io mi inizio a irrigidire quando capisco che si tratta di un film a luci rosse. Contemporaneamente mi eccito. E mi irrigidisco nuovamente quando Pedro, da dietro, inizia a strusciare la sua testa sulla mia schiena. Finiamo a letto. Naturalmente. Lui insiste con questo concetto iperuranico a me sconosciuto di ‘penetrazione’, ma io non ne voglio sapere. Lo darò solo all’uomo che amo veramente. Mi sono poi concesso nella mia intierezza mesi dopo a un uomo che non amavo, ma che era ben più figo di Pedro. Insomma, l’oralità ha fatto da padrona, la mia prima volta. Una volta terminato il tutto gli chiedo di essere riaccompagnato a casa. In macchina sono sconvolto, in preda alla tachicardia. Sono sconvolto per essere stato con un uomo, per essere stato con un uomo brutto e che non mi piaceva per niente, per essere stato con un uomo con così tanta esperienza più di me, quasi che con tutta questa esperienza lui potesse rubarmi qualche segreto, potesse insozzarmi. Lui mi dice “Senti come ti batte forte il cuoricino!” (“cuoricino” me lo ricordo bene, mi parlava come si parla a un bambino), toccandomi il torace, e io penso che voglio scendere dalla macchina e correre a casa. Una volta arrivato vado subito da Mikula, tremo. Non riesco a dirle tutto, le dico solo che Pedro ci ha provato con me e che io non ci sono stato. Le racconterò tutta la storia solo un bel po’ di anni dopo. Pedro mi chiama a casa (non usavano i cellulari all’epoca) un sacco di volte nei giorni seguenti. Io non rispondo mai. Dopo una decina di giorni, o forse di più, smette. Lo rivedo qualche mese dopo in piazza della Posta, ci guardiamo, io accelero e imbocco il corso, mentre lui rimane fermo sul marciapiede.
scritto da gsabelli il 23:55 commenti (17) permalink
Via
Non riesco ancora a capacitarmi del fatto che fra una settimana a quest'ora sarò su un'isoletta a quasi mille chilometri da qui.
Capacitatevi! Su Rieducational Channel!
scritto da gsabelli il 13:18 commenti (10) permalink
Colazione d'affari
Appuntamento di lavoro col marquant. Molto professionali, di fronte a un cappuccino e tre cornetti. Lui attacca con le brochures brioches, io con l'abbattimento costi, lui rilancia con le buste c/strip e s/finestra, io gli allungo una bustarella, lui arranca parlandomi di 'abbondanza', e io lo annichilisco buttando là un 'michele abbondanza'.
Alla fine, con tutto il materiale sparso sul tavolo e cosparso di briciole e gocce di cappuccio (in seguito a questo nostro violento brain storming), ci è venuto in mente di fare una carta intestata con briciole incluse e con il cerchietto della tazzina del caffè. Che chic!
Poi però ho rovinato tutto il gioco: ho pagato la colazione. Lui ci è rimasto male, ha detto che con me non ci gioca più, che la colazione al cliente doveva offrirla lui. Si è alzato, ha comprato la sua pizzetta per il pranzo ed è corso via.
scritto da gsabelli il 12:28 commenti (1) permalink
Questa notte a Milano brilla una luna bellissima. Oltre alla solita faccia della luna, con i soliti occhi naso e bocca, c'è una macchia scura accanto alla bocca che sembra una nuvola di fumo. Quando l'ho vista le ho detto di spegnere la sigaretta per favore, non vorrei che il fumo mi scurisse la tappezzeria della macchina e che il valore sul mercato dell'usato scendesse. Lei mi ha risposto: io la sigaretta non la spengo. Io le ho detto: ne hai una anche per me?
[Battute liberamente sottratte a: Sidney, visto stasera col ricky e col giorgy]
scritto da gsabelli il 00:52 commenti (3) permalink
domenica, marzo 07, 2004
Altri [fantastici] mondi
dal racconto di Salam Pax della visita a Karbala.
...I frikkin' met an Ayatollah! a real life Ayatollah, I watched him eat a banana and then he put his hands on my shoulder and prayed that I get married soon, my mom was beside herself with joy and I just couldn't stop laughing. The heretic fagot getting a blessing from an Ayatollah. that is how great those four days were.
Karbala è una città santa per gli sciiti. Si trova in Iraq. A Karbala avvenne il martirio di Hussain, figlio di Ali. Una sorta di crocifissione di Cristo dell'Islam sciita: Hussain infatti difendeva la discendenza profetica del califfato, incarnata dal padre Ali, genero di Mohamed. Ali venne ucciso dopo cinque anni di califfato dai seguaci di Mu'hawiya, potente governatore della Siria, e Hussain, sollevaotosi contro di lui, venne massacrato nei pressi di Karbala dall'esercito di Yazid, figlio di Mu'hawiya, insieme a un gruppo di 72 persone. Milioni di persone si recano in pellegrinaggio a Karbala ogni anno, nei primi dieci giorni del mese di Muharram.
In realtà non è proprio così: milioni di sciiti quest'anno sono andati in pellegrinaggio a Karbala, perchè fino all'anno scorso il regime baathista di Saddam lo vietava, mettendo posti di blocco in tutta la regione per evitare l'afflusso di persone alla città santa sciita. Saddam aveva anche vietato la pubblicazione di libri che contenessero il nome dell'Imam Hussain o dove fosse descritta la battaglia di Karbala. Una vera Rivoluzione Culturale!
Ecco il perchè della concitazione di Salam Pax nel descrivere questo evento:
I am not sure I am more phased out by the rituals I saw and witnessed there or by the attacks and their consequences. I have gone thru the footage I have from the 4 days over and over again. The world being a very unfair place I can't show you the 400 minutes I have and tell you about them, people will chop it down to 12 minutes. There was such a feeling of solidarity and unity and peacefulness, you had to be there to feel it. People were sleeping on the street, stands giving out everything, from tea and milk in the morning to full meals, for free. 2 million people squeezed into this one place and not even a small fight. [...] Raed always says that there is a small tiny Salam who wants to believe in the existance of a deity inside of me, during those couple of days in Karbala I was being confronted with this issue every minute and wherever I look. I am so glad I was there. wish you were with me so that you don't only remember the horrible images we saw on TV of the site of the attack but to also remeber that 4 hours later people were back and continued with the rituals of that day.
scritto da gsabelli il 14:04 commenti permalink
sabato, marzo 06, 2004
La Città di Irma
#1 RUFUS - Superattivo minipisello
Anni fa sono stato obiettore di coscienza. Ho lavorato nell’ufficio dell’ARCI Servizio Civile, una delle confederate Arci. Questo ufficio si occupava di gestire gli scaglioni di obiettori che arrivavano all’Arci di Milano ogni mese, di smistarli nei vari enti periferici e di tenere i rapporti col distretto militare. In altri termini il mio compito in quell’ufficio era di fare felici gli obiettori Arci.
E infatti qui conobbi Rufus, obiettore presso uno dei suddetti enti periferici. Era sempre sorridente, un sorriso solare e felice, ogni volta che veniva nel mio ufficio per sbrigare qualche pratica. Una volta lo incontrai alla Cascina Monluè di Milano, dove lavoravo sempre per l’Arci in uno dei festival musicali estivi, non ricordo più quale. Io sempre dietro un banco, lui sempre libero e sorridente. Tornammo a casa insieme. Rufus era una persona molto polemica, molto sicuro di sé ( e di me), molto ironico, giocava molto spesso sullo spiazzare l’altro con battute vagamente aggressive. Era assicuratore ed insoddisfatto del suo lavoro. Di me gli piaceva morbosamente la mia bocca. Naturalmente finimmo a letto quella sera stessa, sennò che ve lo racconto a fare. E sotto le coperte mi accorsi che non ne voleva sapere di avere alcun tipo di relazione col mio pisello. Era addirittura assolutamente contrario a toccarlo,con qualsiasi parte del suo corpo (capitemi!) e non voleva che io raggiungessi l’orgasmo. Feci la perfetta geisha.
Nell’immaginario di noi giovani vittime del fallogocentrismo, l’idea di avere a che fare con un superattivo scatena subito fantasie relative alla dimensione dell’altrui membro, che è sicuramente enorme, sennò a che serve… Ecco, queste fantasie vennero frustrate sul nascere. Era minuscolo. E non riuscii neanche mai a vederlo, per verificare se ero vittima di un’allucinazione tattile o meno. Rufus si rifiutava di mostrarlo.
Era molto carino, un bel torace ampio, i muscoli distesi di un nuotatore, peloso il giusto, capelli lunghi e mossi. Ci incontrammo altre due notti, poi basta. Lui aveva finito il servizio civile, io dovevo rimanere lì ancora qualche mese. Era sicuro che tra noi potesse nascere una storia lunga, importante, portatrice di prole in quantità e di casette nel centro della città con giardinetto e piscina. Io gli feci notare che non ero una donna: “Finchè non me lo tocchi, niente da fare, Rufus. No way…”. Lui preferì lasciar perdere, piuttosto. Ogni tanto lo incontro in una piscina all’aperto vicino a casa mia. Ogni tanto all’Elefante. Qualche settimana dopo il nostro commiato mi arrivò un sms da una sua amica, una fag hag incazzata nera perché non ne avevo voluto sapere più niente di lui.
scritto da gsabelli il 18:43 commenti (4) permalink
Be bright!
Che fatica, mi tocca fare un altro coming out... Vabbè, io ci provo, non ridete sotto i baffi e vedete di non emarginarmi: sono un illuminato, un bright. Ecco l'ho detto. Credo in una visione naturalistica del mondo, priva di misticismo e priva di una qualsivoglia divinità.
Perchè continuare a dire che sono a-teo, a-gnostico? Perchè definirmi negativamente, come se la normalità fosse essere credente e io fossi privo di questa normalità? Ecco, ora ho trovato la mia identità di illuminato. E ci metto anche il banner...
Dice Harold Kroto, colui che anni fa scoprì questa strana molecola di carbonio a forma di pallone da calcio e che per questo vinse il Nobel per la chimica, (e copio pedissequamente da D di Repubblica): "Poichè sono ateo, per me l'etica si riduce al fare il minor male possibile al prossimo. Oggi sono un ateo militante. E se le cose peggiorano, diventerò un ateo fondamentalista. Credo che ci siano due tipi di persone al mondo: quelle che hanno credenze mistiche e quelle che non ce l'hanno. Questi ultimi credono che la vita sia tutto ciò che abbiamo, e che dobbiamo godercela e aiutare gli altri a godersela. Gli altri pensano che la vita futura sia più importante di quella presente, e temo che faranno saltare in aria il mondo."
E tanto per farvi un po' di invidia, nel mio club ci sono anche Daniel Dennett, Richard Dawkins, Mohamed Choukri, David Cronenberg, Ani Di Franco, Brian Eno, Dario Fo, Ian Mc Ewan, Robert Nozick, Sebastiao Salgado, Gore Vidal, Bjork, George Clooney, Uma Thurman, ecc...
Naturalmente faccio parte anche di altri club, e mi trovo spesso a cena con Michelangelo, Andy Wahrol, Caravaggio e Tremonti. Però questa per me è una novità e credo dovrò coltivarla con particolare cura.
Ora vi saluto, stasera ho una cena al mio nuovo club, vado a prepararmi.
scritto da gsabelli il 14:04 commenti permalink
giovedì, marzo 04, 2004
La Bausola entra in classe, dopo aver percorso faticosamente il lungo corridoio del terzo piano. Noi siamo nell’aula in fondo, siamo quelli nella torretta d’angolo. L’abbiamo vista solo una volta e l’abbiamo battezzata subito “ferro da stiro”, per via di quelle scarpe che vagamente ricordano un ferro da stiro e , soprattutto, perché si trascina per i corridoi come se le suddette scarpe pesassero 20 chili l’una. E’ una vecchia carampana di un’intelligenza e cultura mostruosa, capelli tinti di rosso e trucco blu sopra gli occhi: inguardabile. “Platone e il computer! - entra urlando – avanti, prendete carta e penna e scrivete!”. Che dobbiamo scrivere su Platone e il computer? Non ho idea di cosa io abbia scritto in quella prima ora di greco del liceo, né se qualcuno dei miei compagni sia riuscito a elaborare qualcosa di sensato (il giorno dopo la scena si ripete, simile: “Arcadia e anti-arcadia! Avanti scrivete!” – il terzo giorno si ammala e non viene più per due mesi…).
Nel corso degli anni ho capito e apprezzato il valore degli insegnamenti di quella donna rude e malandata. Platone è stato il primo sistematizzatore del sapere occidentale. Il computer è stato l’ultimo. Da Platone in poi, complici le religioni del Libro, l’uomo occidentale scrive le proprie idee, è letteralmente rapito dall’ossessione per l’archiviazione, dal desiderio di sistemare la tradizione in un corpus scritto sempre a disposizione sua e del mondo. Il computer è l’epilogo di tutto questo, il risultato finale, il trionfo del platonismo. E il blog un suo figlio impazzito, una sua perversione (naturalmente in senso freudiano!). Scrivere la propria vita, in un rullo di byte, a disposizione di chicchessia. Intendo salire un gradino nella scala della perversione bloggosa. Intendo utilizzare il blog per riportare alla memoria, per rendere in racconto, e infine per archiviare, persone, avventure, storie abbozzate e mai giunte a un qualche senso di compimento. Ho voglia di riscoprire com’ero tre anni fa, quattro anni fa, cinque anni fa, passandomi sotto la lente della memoria (com’è Romantico!). La mia vita è fatta di persone e di azioni: fino ad ora qui dentro ho sempre descritto azioni. Ora vorrei dedicarmi alle persone. Chissà mai che non succeda qualcosa di interessante.
Aprirò questa rubrica, La Città di Irma: Irma, come la dolce puttanella redenta. Solo ultimamente mi sono reso conto che il nome Città d’Iram si prestava a questa buffa metatesi. Allora ho fatto uno più uno…
scritto da gsabelli il 10:42 commenti (9) permalink
mercoledì, marzo 03, 2004
non so se crederci o no...
scritto da gsabelli il 23:14 commenti (3) permalink
Non molte lune fa qualcuno mi ha dato della “puttanella” per interposta persona. Io mi sono subito infatuato di lui, dopo essermi terribilmente offeso. Naturalmente.
Fatto sta che da lì è partita una riflessione sul mio essere puttanella. Sarà vero? O sarà solo una maligna illazione? Dopo lunghe ricerche, la risposta definitiva è che sì, lo sono, almeno un po’. Per arrivare a questo ‘sì’ ho dovuto risalire la corrente del fiume, superare un lungo periodo di monogamia, e riscoprire le mie storie passate. Questo movimento di risalita mi ha portato a ricordare persone che ho incontrato e che avevo del tutto dimenticato. Storie abbozzate, tipi curiosi, scopate stratosferiche. Dopo questi tre anni, mi sento molto più vicino a quel tipo di ragazzo, nonostante l’evidente invecchiamento. Forse dovrei fare un viaggio alla scoperta della mia puttanellosità.
scritto da gsabelli il 13:00 commenti (8) permalink
martedì, marzo 02, 2004
Iram la dolce
Sto per fare una cosa di cui mi pentirò. Ma la devo fare. Ci penso da tempo. Devo portare a compimento il fine terapeutico di questo blog. Come un buon analista esso mi ha guardato nelle palle degli occhi e mi ha detto: 'fallo'. Questa parola ha da sempre un particolare significato per me. Lo farò, e il mio blog mi guarderà di nuovo nelle palle degli occhi e mi dirà: 'mi sono innamorato di lei, credo che sia il caso di porre fine a questa analisi, prendiamoci un ragionevole lasso di tempo e poi rivediamoci al di fuori di questo contesto'. Poi magari chiuderò i battenti, e aprirò un blog di politica. Sarà una cosa lunga, difficile e divertente, a volte. Datemi solo qualche giorno di preparazione.
scritto da gsabelli il 19:50 commenti (7) permalink
lunedì, marzo 01, 2004
Fortunello me
L'ironia e la dolcezza. Due qualità di cui sono ricche - e che oltremodo apprezzo - le tante persone che in questi ultimi mesi sto avendo la fortuna di incontrare. L'ironia e la dolcezza.
scritto da gsabelli il 15:06 commenti (14) permalink |